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Tra colera e golpe in Cile: il ‘73, stagione «bloccata»

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14.08.2019

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Fu la più lunga estate della nostra vita. La grande estate del Nulla. L’estate in cui eravamo ormai troppo grandi per divertirci fregandocene del mondo, e troppo piccoli per avere una qualsiasi influenza sul mondo.

La nostra routine d’agosto era fatta di risvegli lenti, e di anche più lenti trasferimenti al mare, su un vagone della Vesuviana, da Castellammare alla fermata Scrajo. Si stava al sole nel pieno della canicola, da mezzogiorno alle cinque, niente creme all’epoca, il festival del melanoma. Poi si tornava a casa, altrettanto lentamente, con fermata di rito all’Acqua della Madonna, per un boccale di acidula con il limone e il bicarbonato effervescente, non per niente eravamo a Castellammare, la città delle 28 sorgenti di acqua minerale. E poi alla sera le «vasche», la Villa Comunale fatta avanti e indietro cento volte, a passi strascicati, scoccando sguardi che si credevano seduttori ogni volta che incrociavamo quella che ci piaceva.

Era poco, ma in fin dei conti avevamo diciassette anni, ed era agosto. Ma la nostra routine, quella estate del 1973, fu bruscamente interrotta dalla più imprevedibile e terrorizzante delle scoperte: tra di noi c’era il colera,........

© Corriere della Sera