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La svolta a sinistra del Movimento 5 Stelle (guardando al Pd)

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13.05.2019

È solo tattica, questa svoltona a sinistra dei Cinquestelle, per schiacciare Salvini sull’estrema destra e trovare un po’ di spazio vitale dall’altra parte? Oppure è una strategia, un’idea che potrebbe tornare utile dopo eventuali elezioni anticipate, un piano B: la costruzione di una alleanza alternativa con il Pd? Considerati i tempi che viviamo, si tenderebbe a rispondere: è tattica. I leader di oggi non riescono a guardare oltre il prossimo sondaggio (cioè le europee), figuriamoci se sanno fare strategie. E però i lettori devono sapere che sia tra i Cinquestelle sia tra i Democratici di che cosa potrebbe succedere dopo una rottura traumatica del governo già si parla, eccome. Sottovoce, naturalmente: il nemico leghista ascolta. E capisce. E infatti Salvini ha ieri esplicitamente evocato lo spettro di un’alleanza Pd-5 Stelle per bloccare autonomia regionale e flat tax.

Certo è che il leftismo di Di Maio sta diventando quasi imbarazzante. I pentastellati sono antifascisti al Salone di Torino e pro-cannabis negli shop, visitano gli inquilini rom di Casal Bruciato e inneggiano a papa Francesco che riaccende la luce nei palazzi occupati dai profughi. Hanno fatto il reddito di cittadinanza e ora propongono il salario minimo. Ieri Di Maio ha persino preso le difese del partito dei contestatori di Salvini nelle piazze: «Sequestri di telefonini, persone segnalate, striscioni ritirati. Troppa tensione». E poi la botta al ministro dell’Interno: «Mi appello a tutte le forze anche di governo, basta slogan». Un po’ è semplice geometria elettorale: se Salvini chiede un referendum su di sé alle Europee, allora la posizione più comoda è quella del No: nell’uno contro tutti, di solito vincono i tutti (ricordate Renzi?). Di Maio sta appunto provando a mettersi alla guida dei tutti. E poi cercare voti a destra che senso avrebbe? Lì ci sono solo posti in piedi. Salvini ha fatto il pieno e il resto è della Meloni. Anzi, prima o poi perfino il Capitano si dovrà fermare nella sua marcia su Casapound: gli sta aprendo una falla di consensi al centro.

Dunque, se il M5S va a sinistra nessuno si meravigli. È un partito di plastilina, materiale perfino più malleabile della plastica di cui era fatto quello di Berlusconi. È un transatlantico elettorale, ma gli puoi cambiare rotta come a una barchetta: basta che si mettano d’accordo sette-otto persone. Non è Podemos o Vox, non ha un’ideologia. È una cosa né di qua né di là. Estremista ma di........

© Corriere della Sera