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Insieme per fare che?

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09.05.2019

All’improvviso, le praterie in cui Capitan Salvini galoppava indisturbato si sono ristrette. Non si tratta solo dei sondaggi: quello di Pagnoncelli,
che pubblichiamo oggi, registra sei punti in meno dell’ultima rilevazione, ma un po’ tutti danno la Lega in sensibile calo dalle vette stratosferiche cui era arrivata. Potrebbe anche trattarsi di un semplice effetto mongolfiera: è una legge della fisica, prima o poi tutti i corpi che si gonfiano si sgonfiano. Ma è sul piano della geografia politica che si intravedono strettoie, gole, canyons, dove Salvini è atteso al varco.

Il primo problema l’ha già segnalato Francesco Verderami su questo giornale. I Cinquestelle hanno cambiato strategia. Hanno deciso di schiacciare Salvini a destra, cercando spazio a sinistra. Hanno scelto di risuscitare la questione morale per metterlo all’angolo, indicando dietro gli indagati Siri e Fontana, e anche oltre le loro responsabilità personali ancora tutte da accertare, un sistema politico che fa capo al Capitano. Hanno visto il bluff dell’alleato: vuoi votare? fai pure, vorrà dire che dovrai tornare nelle braccia di Berlusconi, nel vecchio centrodestra.

La mossa di annunciare già da adesso il no a qualsiasi rimpasto o nuovo governo dopo le europee equivale a tracciare un Rubicone, varcato il quale può esserci solo guerra. Il numero di forni a disposizione di Salvini si riduce, così come quello degli alleati. La logica proporzionale, soprattutto in Italia, si stringe come una tenaglia alla gola di chiunque cresca troppo. Intanto il processo di svuotamento dell’area berlusconiana, che potrebbe fornire al neo-leghismo una gamba di centro su cui poggiare, va a rilento: Forza Italia, seppure in calo, conserva un gruzzolo di voti decisivo per chi volesse rischiare elezioni lampo in autunno. Il Pd, che sembrava morto, è vivo; immobile certo, ma proprio per questo meno capace di farsi male da solo. E infine c’è l’Europa, che si sta rivelando troppo grande per le ambizioni del Matteo nazionale: se anche stravincesse le elezioni di fine mese, è molto improbabile che possa andare al governo a Bruxelles con Le Pen, e ancor di più con Merkel.

Ma tutto questo è tattica, lotta politica. C’è invece qualcosa di più profondo che si comincia ad avvertire nel Paese. Ed è una stanchezza per la polarizzazione spesso futile che ha assunto il dibattito politico, e che si........

© Corriere della Sera