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Ecco quanto pesa il mio voto

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25.05.2019

Tutti dicono «il voto utile è quello a me». Ma utile a che? Con il proporzionale la competizione smette di essere tra avversari, e diventa tra vicini. I voti si contano, ma soprattutto si pesano. Le elezioni di domani, per esempio, saranno giudicate più in base alla differenza aritmetica tra i due alleati nel governo che a quella tra maggioranza e opposizione.

Attenti al trucco, dunque. Il vostro voto potrebbe avere conseguenze diverse, se non addirittura opposte, alle intenzioni. Potreste far cadere il governo votando per un partito di governo, o stabilizzarlo votando per un partito di opposizione. Quella che segue è una piccola guida per elettori consapevoli.

Se voto Lega

Per quanto il partito di Salvini sia la punta di diamante dello schieramento dei sovranisti europei, un suo successo elettorale rischia di cambiare poco o nulla in Europa. Per contare qualcosa, dovrebbe infatti sperare in un’alleanza dopo il voto con i Popolari, e di conseguenza annacquare il suo sovranismo. Se invece restasse in minoranza, Macron e Merkel ovviamente non gli faranno regali, né in Commissione né nel Parlamento.

Il risultato di Salvini sarà invece decisivo in Italia. Se stravince le europee, se supera cioè la soglia psicologica del 30% e infligge un forte distacco ai Cinquestelle (dieci punti sarebbe il suo sogno), paradossalmente è più vicina la crisi di governo: pretenderà infatti dagli alleati cose che forse non gli possono dare, dalla Tav, all’autonomia regionale, a un rimpasto. Se invece vince poco (rispetto ai sondaggi, in voti reali vincerà comunque rispetto a un anno fa, ma col proporzionale conta la vittoria percepita), dovrà acconciarsi a restare junior partner, in un governo che va avanti per impraticabilità di qualsiasi altra ipotesi, combina poco, e in cui alla fine decide Conte (cioè i Cinquestelle).

Se voto il M5S

In Europa i Cinquestelle non hanno niente da dire, e comunque non hanno alleanze per dirlo. Anche in patria sono in affanno, seppure in risalita dopo mesi di salvinismo dilagante. Ma attenti: li abbiamo dati molte volte per morti, e stanno sempre lì. E comunque resteranno maggioranza in Parlamento.

L’ipotesi fine-di-mondo per Di Maio sarebbe lo scavalco del Pd: da primo polo a terzo del nuovo bipolarismo. Un mese di litigate con Salvini potrebbe averla scongiurata. Invece un calo, anche forte, rispetto alle ultime politiche, ma restando sopra le posizioni delle europee di cinque anni fa (21,1%), sarebbe festeggiato dai Cinquestelle come uno scampato pericolo e li incollerebbe col vinavil al governo Conte: se c’è uno che non vuole elezioni anticipate, quello è Di Maio (con il limite dei due mandati tornerebbe a........

© Corriere della Sera