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Due rischi (seri) per l’Italia

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25.05.2019

A voler essere pessimisti, il voto di oggi presenta due rischi seri per il nostro Paese. Il primo è di politica interna. Potrebbe infatti non risolvere la querelle, alquanto infantile, che si è aperta tra i due partner della maggioranza di governo per stabilire chi ha più muscoli; dimostrandone da un lato la futilità, ma lasciando dall’altra parte immutati tutti i fattori che paralizzano da tempo potere esecutivo e legislativo. Nell’ultimo mese ha lavorato solo il giudiziario. Dal caso Siri in poi, il governo di fatto non c’è più. E da allora il trend del consenso, che aveva spinto Salvini così in alto da giustificarne l’ambizione del comando, in questo o in un governo a venire, pare essersi riequilibrato, stasera vedremo quanto. Avevamo avvertito fin dall’inizio che sarebbe stato pericoloso usare impropriamente le elezioni europee come un’ordalia. Un governo tra diversi, basato su un contratto, e con un primo ministro preso in prestito, non poteva permetterselo. Se ora le urne non assesteranno in un modo o nell’altro il colpo del knock out, potremmo ritrovarci due pugili sfiancati dalla lotta, avvelenati dalla reciproca insofferenza, e ormai senza più buoni motivi e buone idee per stare insieme; e ciò nonostante costretti a restare sullo stesso ring per mancanza di alternative. Bisogna dunque avvisare subito che lo spettacolo della boxe quotidiana, già deprimente in campagna elettorale, sarebbe intollerabile se continuasse a urne chiuse.

Quando domani si saranno fatti i conti di quanto ha guadagnato l’uno e quanto ha perso l’altro, resteranno due alternative: o trasformarsi in un vero governo, in cui la dialettica tra partner non sia un gioco a somma zero, o lasciar perdere. Un grande Paese come l’Italia non può essere ostaggio di una campagna elettorale permanente, ha bisogno di scelte, finora tutte rinviate. E comunque decidere sarà inevitabile quando arriverà il momento della legge di Bilancio, che non potrà essere affrontata con la spensieratezza del deficit di un anno fa. Oggi siamo messi peggio, da qualsiasi parametro si guardi la situazione. Spetta dunque a chi ha governato subordinare d’ora in poi ogni mossa all’obiettivo di uscire dalla stagnazione, che si aggiunge a una lunga recessione, e che sta impoverendo gli italiani.

Il secondo rischio è di politica estera; o meglio, di quella particolare branca della politica interna che è diventata la nostra partecipazione all’Europa. I due maggiori partiti italiani sono infatti entrambi all’opposizione delle forze e delle........

© Corriere della Sera