We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Di Maio e Salvini, divisi (ma uniti) I due litiganti come Yin e Yang

2 0 0
13.04.2019

Osservate Giovanni Tria. Quanto tempo è passato dalla caricatura che ne faceva Crozza? Pochi mesi. Eppure, come è cambiato. Il ministro del Tesoro ha ormai le sembianze di una maschera zen. Ha assunto una imperturbabilità del volto straniato, quasi assente. Sembra un monaco che si sia spogliato di tutte le seduzioni del mondo politico, e si occupi ormai solo della salvezza delle anime. Ai giornalisti che lo interrogano su quanto costa la manovra che vogliono i partiti risponde: «Serviranno risorse ingenti». Se gli domandano che farebbe dell’Iva replica: «Mi limito a dire che nel 2006 ho ricevuto un premio giornalistico per un articolo sulle virtù dell’imposta sui consumi». Si esprime ormai per metafore e aforismi, intervallati da lunghi silenzi. Da un momento all’altro, quando in Consiglio dei ministri gli solleciteranno di nuovo la flat tax, risponderà con un proverbio zen: «Si può portare il bue assetato al fiume, ma se non sarà lui a bere morirà». Oppure, se gli diranno di trovare 23 miliardi in piena recessione per evitare gli aumenti dell’Iva, se ne uscirà così: «In sostanza nulla esiste, ma se c’è il tè bevo il tè e se c’è il riso mangio il riso». Gli altri, Toninelli in testa, faranno finta di capire, e lui l’avrà scappottata anche stavolta.

Non si può dire che sia un Buddha, gli manca il ventre. Ma certamente ha raggiunto la buddhità, e se è ancora tra noi invece di andarsene nel Nirvana (l’università) è solo perché gli hanno chiesto di restare (Mattarella) per contribuire alla salvezza degli uomini (gli italiani), con la speranza di non accumulare nel frattempo altro karma negativo (deficit pubblico). In una parola: ormai non lo smuovi più. C’è addirittura chi ipotizza che Tria sia in realtà una reincarnazione del Lama precedente, Giancarlo Padoan, pure lui rifugiatosi nel buddismo zen per motivi politici; e che abbia abbracciato la sua stessa Via, detta del «Sentiero Stretto», un testo sacro della virtù di bilancio edito dal Mulino.

La dialettica del tutto originale di questa fase politica, quasi metafisica, alle prese col caos cosmico giallo-verde, sta del resto producendo forme di spiritualità orientale in tutto il governo. Prendete Salvini e Di Maio. Noi giornalisti leggiamo le loro baruffe quotidiane come il segno di una inconciliabilità culturale, seguendo un modo di ragionare tipicamente occidentale, per coppie oppositive: alto/basso, forte/debole, destra/sinistra.........

© Corriere della Sera