La paura di unirsi

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Bipartisanship? Quante volte sia il capo dello Stato sia molti commentatori hanno auspicato una convergenza fra maggioranza e opposizione sui temi cruciali della politica estera in nome degli interessi nazionali del Paese? In genere non se ne fa niente: non c’è differenza, per lo più, fra l’intensità dello scontro fra maggioranza e opposizione su questioni interne e questioni internazionali. Solo in qualche rarissima occasione non è così. Qualche volta, una convergenza, sia pure non esplicitata, non dichiarata pubblicamente, si realizza. Ottima cosa? Non è detto, perché queste rare convergenze avvengono per lo più su questioni in cui la classe politica (maggioranza e opposizione) sceglie di assecondare atteggiamenti diffusi nel Paese ma disfunzionali, dettati da paure che lo paralizzano e impediscono ai decisori politici di perseguire con coerenza obiettivi di politica estera che pure gli stessi decisori hanno dichiarato vitali. Facciamo due esempi di attualità. Non è una novità: la premier ha contemporaneamente confermato il suo appoggio a Kiev e ha ribadito che l’Italia, se e quando ci sarà il cessate il fuoco, non manderà propri soldati in Ucraina per garantire la tregua.

L’opposizione si è ben guardata dal protestare. Eppure c’è qualcosa di incongruo nel riconoscere che l’indipendenza dell’Ucraina è essenziale per la sicurezza dell’Europa e quindi dell’Italia e poi rifiutarsi di trarne tutte le conseguenze.........

© Corriere della Sera