Il referendum sulla giustizia sarà un derby sul governo

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La campagna elettorale in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati illustra bene l’abisso che separa la democrazia ideale e la democrazia reale. In una democrazia ideale alle prese con un referendum si confrontano pacatamente opinioni diverse che entrano nel merito della legge, ne discutono i dettagli, valutano le potenziali implicazioni delle norme. In una democrazia ideale i contendenti condividono un principio e un metodo: il principio consiste nel riconoscimento comune che nessuno è autorizzato a credersi il detentore della «verità».
Si confrontano opinioni e ciascuno ha il diritto di esplicitare, a sostegno della propria, argomenti che egli (legittimamente) ritiene più plausibili di quelli avanzati dai sostenitori dell’opinione opposta. Il metodo consiste nel discutere a partire da una base comune: la comune conoscenza dei contenuti della legge sottoposta a referendum.

Come ognun vede, ciò che davvero accade, con tutto ciò, c’entra ben poco, anzi nulla. Insulti sanguinosi, processi alle intenzioni, disinformazione distribuita a piene mani sui contenuti della legge, gli oppositori trattati non da avversari che hanno un’opinione diversa dalla propria ma come nemici che è lecito aggredire verbalmente. Vogliamo dire che un referendum su un tema rilevante è un’ottima occasione per osservare certi esseri umani nel momento in cui riescono a tirare fuori il peggio di sé?
Ovviamente, trattando di una questione così divisiva, è giusto che ciascuno esponga........

© Corriere della Sera