menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Se Sylos Labini diventa la caricatura di Luca Barbareschi

11 0
15.02.2026

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Se Sylos Labini diventa la caricatura di Luca Barbareschi

«Radix» conduce in un viaggio nella provincia italiana

Incuriosito dalla prosopopea con cui era stato presentato («Un format che, con un linguaggio semplice e contemporaneo, racconta ai giovani la bellezza, la storia e la cultura identitaria del nostro Paese, intrecciando presente e passato in un’unica ricchezza») ho seguito alcune puntate di «Radix», un viaggio nella provincia italiana condotto da Edoardo Sylos Labini (Rai Play e Rai3).

In particolare, ho preso appunti sulla puntata dedicata a Trieste, «il porto mitteleuropeo culla di eroi». Dalla scelta dei suoi ciceroni, si capiva subito che Sylos Labini voleva sottolineare il carattere identitario della città, sottolineando l’italianità di Guglielmo Oberdan, primo martire dell’irredentismo, quella dei moti triestini del 1953 e del tricolore che sventolava sulla Piazza dell’Unità nel 1954. Mancavano solo le note di «Vola colomba», la canzone patriottica di Nilla Pizza del 1952.

E poi le imprese di D’Annunzio, di una velista, di Almerigo Grilz, reporter di guerra morto in Mozambico, fondatore della agenzia giornalistica «Albatross» con Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, con i quali, in passato, aveva condiviso la militanza neofascista (Giulio Base gli aveva già dedicato un biopic; tutto si tiene).

Si è parlato anche di Italo Svevo e della pittrice di Leonor Fini. Bene, ma a proposito di cultura mitteleuropea, oltre a Svevo si sarebbe potuto accennare a Umberto Saba, Bobi Bazlen, Guido Voghera, Giorgio Fano, Giani Stuparich, Arturo Nathan, Vittorio Bolaffio, Gillo Dorfles, Wanda Wulz, Edoardo Weiss, allievo di Freud.

James Joyce trovò a Trieste ispirazione e rifugio, Rainer Maria Rilke osservò il tramonto di un mondo dal belvedere di Duino, come se l’indefinibile fosse il fascino segreto di questa città. Trieste è sempre stata un modello dell’eterogeneità della civiltà moderna, priva d’un fondamento centrale e d’una unità di valori.

«Trieste è il nome amato di questa patria che non c’è, di questa essenza della propria vita che non si riesce a dire», ha scritto Claudio Magris.E invece Edoardo Sylos Labini diceva, diceva, diceva, quasi a voler sembrare una burbanzosa caricatura di Luca Barbareschi.

15 febbraio 2026 ( modifica il 15 febbraio 2026 | 16:54)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Partecipa alla discussione

Matteo Mancuso, il lungo viaggio del chitarrista italiano parte da Los Angeles

Poi l'arrivo in Europa e in Italia con il tour Route 96. In uscita anche il nuovo album

Ogni Venerdì, GRATIS, anteprime e notiziedal mondo del cinema e serie Tv


© Corriere della Sera