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Chiusura delle Olimpiadi tra Bolle, Lauro e l’«effetto Boris»

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23.02.2026

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Chiusura delle Olimpiadi tra Bolle, Lauro e l’«effetto Boris»

A parte alcuni momenti emozionanti, il resto sapeva un po’ di festa locale, con orchestrina da villaggio turistico impegnata nei grandi successi di repertorio

Roberto Bolle in un momento della coreografia di chiusura delle Olimpiadi invernali

È calato il sipario sulle Olimpiadi Milano-Cortina con la cerimonia di chiusura a Verona, protagonisti della quale sono stati Roberto Bolle e Achille Lauro.

Il titolo scelto per la serata era «Beauty in Action», un concept che ha provato, non senza fatica, a tenere insieme sport, arte e cultura italiana.

Sul palco, tra gli omaggi alla musica lirica e pop, sono sfilati gli atleti italiani e internazionali.

Davide Ghiotto e Lisa Vittozzi hanno portato il tricolore. Passaggio di consegne a French Alps 2030 e bracieri spenti. Fine della recensione. E invece comincia qui.

Per carità, nulla da dire sullo scenario, l’Arena di Verona è pur sempre il più grande teatro all’aperto del mondo: il palcoscenico occupava l’intera superficie del parterre, con una forma ispirata ai riverberi creati da una goccia d’acqua che cade. In tribuna, il governo quasi al completo.

A firmare la cerimonia è stata chiamata Filmmaster, importante casa di produzione pubblicitaria e ora specializzata anche nell’organizzazione di eventi live.

Quando ho visto Francesco René Pannofino fingere di fare il regista della manifestazione, è scattato l’effetto «Boris»: la sua cinica ironia e la sua approssimazione organizzata mi hanno contagiato: «Basta con la qualità!».

A parte alcuni momenti di intensa emozione (gli atleti, gli inni, il discorso di Malagò, Roberto Bolle, i ritratti di Andrea Delogu, Deborah Compagnoni, Achille Lauro, Davide Oldani, Paolo Fresu e il sindaco Damiano Tommasi, la storica staffetta del fondo maschile di Lillehammer…), il resto sapeva un po’ di festa locale, con orchestrina da villaggio turistico impegnata nei grandi successi di repertorio.

E la telecronaca? Ci voleva poco a fare meglio di quella dell’inaugurazione. Accanto ad Auro Bulbarelli (che aveva una gran voglia di «trollare» il suo ex direttore; c’è stato pure un accenno a Ghali), c’erano la padrona di casa Cecilia Gasdia e il sempre ottimo Fabio Genovesi.

Hanno imparato che anche il silenzio è molto espressivo.

Alla fine, più che un singolo responsabile, il problema della Rai sembra sistemico. Non è solo questione di nomi. I «Petrecca», temo, sono molti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

23 febbraio 2026 ( modifica il 23 febbraio 2026 | 16:09)

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