Vittorio Feltri: «La mia prima moglie morì di parto, mi portarono un fagottino con due gemelle: mi sentii svenire. Di Pietro mi passava le notizie. Ora mi annoio un po'»

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Vittorio Feltri: «La mia prima moglie morì di parto, mi portarono un fagottino con due gemelle: mi sentii svenire. Di Pietro mi passava le notizie. Ora mi annoio un po'»

Feltri, 82 anni, ha diretto, tra gli altri, Il Giornale, L’Indipendente e Libero. Ha lavorato al Corriere sotto la direzione di Piero Ottone: «Chiamai Craxi il Cinghialone, chiedo scusa. Non sono di destra ma non provo antipatia per Mussolini. Il Corriere mi mandò a Napoli per Tortora, anche un Cretino avrebbe capito che era innocente»

Vittorio Feltri, come sta?«Mi annoio un po’».

Non si trova bene con il nuovo direttore del Giornale, Tommaso Cerno?«Tutt’altro. È molto bravo. Certo, a quella scrivania una volta c’era Indro Montanelli».

Quando vi siete conosciuti?«Molto prima che io venissi al Giornale. Andavamo a pranzo insieme, e mi parlava sempre di politica. Io all’epoca non è che fossi così appassionato. Ma lo trovavo simpatico e geniale».

E lei gli prese il posto.«Indro se l’aspettava. La verità è che Montanelli pensava di essere lui il capo della destra italiana; Berlusconi gli rubava il mestiere. E gli ricordava chi era il padrone del Giornale».

Come ci rimase Montanelli?«Siamo rimasti in buonissimi rapporti. Del Giornale che facevo diceva: è come avere un figlio drogato. Ma nel giro di un anno guadagnammo sessantamila copie».

Possibile che non le serbasse un po’ di rancore?«Se l’aveva, lo dissipai procurandogli grazie a mia moglie Enoe l’ultima videocassetta rimasta de “I sogni muoiono all’alba”, il film che Montanelli aveva fatto sui carri armati sovietici a Budapest. Ce lo guardammo insieme».

Come se la procurò?«Enoe lavorava a Rete4, ma nessuno sapeva che fosse mia moglie, fino a quando Berlusconi non chiese: “Chi di voi è la moglie di Feltri?”. Si faceva chiamare con il nome da ragazza, Bonfanti».

Come vi siete conosciuti?«Al brefotrofio di Bergamo, dove io avevo portato le mie prime figlie, Laura e Saba. Lei faceva la maestra. Insieme abbiamo avuto altri due figli, Mattia e Adele, come mia madre; anche se la chiamiamo con il suo secondo nome, Fiorenza. E abbiamo adottato Paolo, che mi è legatissimo, viene sempre a trovarmi».

Quanti nipoti ha?«Ho perso il conto. Almeno sette, credo».

Non finga di essere cinico, perché la conosco.«Confesso: sono un sentimentale travestito da cinico».

Un’altra cosa falsa che si dice di lei è che beva.«Vero. Un bicchiere di gewurztraminer o di valcalepio bianco, un dito di whisky».

Le donne però le sono sempre piaciute.«Moderatamente. Sono un uomo sposato».

Si racconta di un suo amore giovanile con Maria Luisa Trussardi.«Tiravamo di scherma insieme: fioretto. Mi piaceva da morire».

Perché portò le figlie al brefotrofio?«Perché la mia prima moglie era morta di parto. Sono diventato vedovo lo stesso giorno in cui sono diventato padre. Mi portarono questo fagottino con due neonate. “Che belle queste bambine, quale delle due è la mia?” chiesi. “Tutte e due” risposero. Mi sentii svenire, dovettero rianimarmi con un’iniezione».

Lei non ha avuto una vita facile.«Il mio primo ricordo è la morte di mio padre Angelo. Avevo cinque anni. Prima di spirare chiamò me, mio fratello Ariel, mia sorella Mariella e ci benedisse. Mamma campò tre figli piccoli e mandò avanti la baracca con le sue forze. Vendeva la pasta Combattenti all’ingrosso ai panettieri».

Lei cominciò a lavorare presto.«A tredici anni. Fattorino di una cristalleria: consegnavo bicchieri, piatti, ceramiche, con la Lambretta. Ventimila lire al mese, che........

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