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Pizzaballa, arcivescovo in Terrasanta: «Vedo il fascino di Gesù sugli ebrei»

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21.04.2019

Siamo davanti al Santo Sepolcro con l’uomo che l’ha custodito per dodici anni, prima che il Papa lo nominasse arcivescovo e gli affidasse il patriarcato di Gerusalemme; «dove sono una specie di commissario prefettizio» sorride Pierbattista Pizzaballa.

Parente?

«Sì. Pier Luigi Pizzaballa, il portiere dell’Atalanta, è cugino di mio padre. Anch’io, come tutti, facevo la raccolta delle figurine; e anch’io, come tutti, Pizzaballa non l’ho mai trovato».

Lei è di Cologno al Serio, Bassa Bergamasca.

«La terra dell’Albero degli Zoccoli. Eri cattolico prima ancora di nascere».

A Gerusalemme da 29 anni. Com’è oggi essere cristiani là dove Cristo fu crocefisso?

«Non siamo perseguitati, come in Siria e in Iraq. E non siamo neppure (quasi) estinti, come in Nordafrica e in Turchia».

Ma dopo la Seconda guerra mondiale in Palestina i cristiani erano il 20% della popolazione. Ora arrivano a stento al 2%.

«I cristiani fanno meno figli. E molti se ne sono andati in Occidente o in America Latina. Forse è la Provvidenza a volerci piccoli. Le stagioni in cui eravamo al potere, al tempo dei bizantini e poi dei crociati, sono state le più difficili».

Nel Vangelo è scritto: «Quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora fede sulla Terra?».

«Sì, la troverà. Siamo una comunità raccolta, vitale, preziosa».

Il Vangelo si riferiva al pianeta, o alla Terrasanta?

«A Gerusalemme ho imparato che non ci sono aut aut, ma et et. Valgono entrambe le cose».

Davvero Gesù è stato crocefisso e sepolto qui?

«Prove scientifiche non ne avremo mai. Però è una credenza che dura da duemila anni. Abbiamo la tradizione biblica, la coerenza da allora a oggi, e il riconoscimento ufficiale della Chiesa».

Il Golgota e la tomba non sono troppo vicini?

«Era un luogo dannato, subito fuori le mura. Un luogo di morte. È verosimile che i sepolcri fossero accanto al luogo dell’esecuzione. Di certo furono trovate molte croci. Secondo la tradizione, furono fatte toccare a un malato. La vera croce lo risanò».

Lei sente una forza particolare in questo luogo?

«Sì. Soprattutto la notte, quando c’è meno gente».

La ressa a volte è insopportabile. Là una signora si sta facendo un selfie con la croce sulle spalle.

«Alcuni sono turisti, non pellegrini. Talora diventa un mercato. Ma........

© Corriere della Sera