Paolo Sorrentino: «Il mio presidente in bilico tra verità e dubbio. I 5 film della mia vita? Ne ho 4: ecco quali sono» |
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Il regista: «Da ragazzo non avevo gran successo con le donne, una cosa che non è cambiata»
Paolo Sorrentino, 55 anni, nella sua carriera ha diretto, tra gli altri, John Malkovich, Michael Caine, Sean Penn, Jude Law (foto Porcarelli)
Paolo Sorrentino, dica la verità : Mariano De Santis, il presidente della Repubbica protagonista del suo nuovo film «La grazia», è Sergio Mattarella.
«Non è ispirato a Mattarella. Certo, prende spunto da fatti reali: abbiamo avuto non uno ma due presidenti vedovi, con una figlia che svolgeva mansioni importanti nella vita del padre».
Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella.
«Due giuristi, due cattolici. Qui finisce lâanalogia tra lâattuale presidente della Repubblica e quello inventato da noi».
In effetti, a differenza di Mattarella, il suo presidente non viene rieletto. Nel film, ambientato negli ultimi sei mesi del mandato, il semestre bianco, dice: «Finalmente il Paese è in sicurezza».
«Ho scritto quella frase pensando a quando il presidente del Consiglio era Mario Draghi. Il Paese pareva in ottime mani, e lo era».
Adesso?
«Le mani migliori erano quelle di Draghi».
Esce la «Grazia» di Sorrentino: «Il presidente del mio film? Un po' Mattarella, un po' Napolitano, un po' Scalfaro...»
Sì, ma della Meloni cosa pensa?
«Non penso tanto. I politici di oggi non li capisco molto. La situazione mondiale è talmente intricata e nuova, non per colpa loro, che mi pare si muovano in maniera contraddittoria. Se fossi un politico, troverei grande difficoltà a capire con chi stare e cosa fare».
Nel film il presidente va alla prima della Scala, e gli gridano tra gli applausi: «Grazie per averci liberati da quellâincosciente!». Vengono in mente Napolitano e Berlusconi. à così?
«Non vorrei fare nomi, in un mondo in cui tutti si lanciano accuse reciproche. Ne abbiamo avuti tanti di incoscienti. Mi pare ce ne siano ancora molti, e siano in aumento».
Anche Renzi?
«Sì, e lo sa. Lâha detto pure lui, ricordando quando si lanciò sul referendum».
A Renzi però il film è piaciuto moltissimo.
«Ho letto, ne sono contento».
Qualcosa di Napolitano però câè.
«Sì, câè. Lâho conosciuto abbastanza bene, lâho incontrato più volte, e mi ha estremamente affascinato. La mia fascinazione per Napolitano lâho messa nel personaggio del film».
In effetti il protagonista, Toni Servillo, non nasconde lâaccento di Napoli.
«Non solo. Quando gli ho messo il cappello, era il cappello che portava Napolitano».
Qualche altro passaggio fa pensare a Cossiga. Il presidente del film si dimette prima della fine del mandato, come lui. E come lui è interessato ai gadget, ad esempio il cane elettronico.
«Coincidenze. A Cossiga francamente non ho pensato; mi sono rifatto di più a presidenti molto equilibrati. E, nel periodo da picconatore, Cossiga tutto lasciava credere tranne essere in equilibrio».
«La grazia» è il suo terzo film politico, dopo «Loro», dedicato a Berlusconi, e «Il Divo», che è Andreotti. Raffigurato mentre prende la mano della moglie mentre ascolta Renato Zero... Non crede che un film politico dovrebbe avere un suo rigore?
«Andreotti disse che il film era molto preciso per quello che riguardava la sua sfera privata, segno che dovevo aver avuto buoni âinsiderâ, ma non per quello che riguardava la sfera pubblica. Era vero il contrario. Avevo lavorato minuziosamente, anche con Giuseppe DâAvanzo, sulle sue vicende pubbliche; mentre su quelle private mi ero inventato tutto. Andreotti invece era davvero così. E prendeva la mano alla moglie ascoltando Renato Zero».
E Mattarella?
«âLa graziaâ non è un film sulla politica, ma sui modi di fare politica. Propone un modo di fare politica che oggi sembra essere fuori moda: il senso di responsabilità , il tempo necessario a fare scelte ponderate, lâidea di non esasperare i conflitti. Un modo molto barcollante, non solo nella politica italiana ma più ancora allâestero».
«Di chi sono i nostri giorni?» è la domanda che fa da leitmotiv al film. Che però ha molte altre frasi destinate a restare, a far riflettere. Il corazziere dice al presidente: «Lei attribuisce troppa importanza alla verità ».
«Non vorrei passare per nemico della verità . Câè una verità dei fatti: una verità sacrosanta, che è giusto venga raggiunta. Per un giurista, e per tutti coloro che credono nella giustizia, non si può fare a meno della verità . Poi però ci sono le debolezze e le difficoltà degli........