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Ma la Ue non può far finta di niente

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27.05.2019

L’alleanza tra popolari e populisti non è possibile e neanche necessaria. Se i sovranisti volevano capovolgere l’Europa, dovranno attendere almeno altri cinque anni. I partiti di Le Pen e di Salvini sono primi in Francia e in Italia; ma le forze europeiste sono in netta maggioranza anche nel nuovo Parlamento. Non per questo si può dire che nulla sia accaduto. Il voto di ieri chiude il quindicennio in cui l’Europa è stata di fatto governata da Angela Merkel. Questo non significa che la Cancelliera ne esca sconfitta e abbiano vinto i suoi nemici. Significa che una stagione si è conclusa, e ora tutti avanziamo in una terra incognita.

La Merkel ha avuto un merito e un demerito storici, ed entrambi hanno segnato queste elezioni, forse le più importanti di sempre, come dimostra la crescita della partecipazione. Il merito: erigere un argine contro la destra antieuropea e neonazionalista, anche all’interno del suo Paese e del suo stesso partito. Nell’unica nazione dove è stata sperimentata, l’Austria, l’alleanza tra popolari e populisti è stata travolta da uno scandalo che ha rivelato la povertà culturale e l’abiezione morale di personaggi pronti a speculare sulle paure legittime dei cittadini per accumulare potere e denaro.

Ma la Merkel ha anche un limite da cui non si è mai emendata: aver imposto — per ragioni di politica interna, culturali prima che economiche — un’austerity che ha devastato i sistemi produttivi e la coesione sociale dei Paesi più deboli, compreso il nostro. A questo si aggiunge l’impatto sulla sicurezza e sul lavoro dei flussi migratori dall’Africa e dal Medio Oriente. Si spiega anche così l’onda populista che spinge Marine Le Pen a scavalcare Emmanuel Macron, Nigel Farage a umiliare i frastornati conservatori, Matteo Salvini fare un balzo in avanti. E nessuno di loro è amico della Cancelliera.

All’apparenza, quando le acque dello tsunami si ritrarranno, non avranno del tutto sconvolto il paesaggio politico dell’Europa e dei grandi Paesi che la animano. A Bruxelles, l’asse popolari-socialisti (non più autosufficiente) sarà allargato ai verdi, più forti ancora del previsto, e ai liberali, compreso Macron. I moderati sono in difficoltà, e la sinistra tradizionale esce a pezzi: socialdemocratici al minimo storico in Germania, socialisti quasi scomparsi in Francia. A Berlino quella che nel 1966 fu chiamata Grande Coalizione,........

© Corriere della Sera