We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

La seduzione ai tempi della Rete, tra untori, video vendette e sconosciuti

6 14 0
12.05.2019

Come ci si può innamorare di un uomo, o di una donna, che non esiste? Che non si è mai guardato negli occhi? Di cui non si è mai sentito l’odore? Di cui non si è mai vista neppure una foto, se non palesemente taroccata? Come si può — il che è molto peggio — cadere nella rete di un seduttore seriale che sparge l’Aids? I playboy degli Anni 80 — di solito i pr delle discoteche — se non altro erano di bell’aspetto. Guardate il volto di Claudio Pinti, camionista, condannato a 16 anni e 8 mesi per aver scientemente contagiato due compagne, Romina e Giovanna — morta di Aids nel 2017 — e aver messo a rischio decine, qualcuno scrive centinaia di donne. Guardate la faccia di Valentino Talluto, contabile, condannato a 22 anni per aver trasmesso il virus dell’Hiv a trentadue ragazze. Onestamente: il primo pensiero non è avere di fronte un uomo per cui perdere la testa, forse la vita. In effetti, è solo un uomo che possiede le regole del gioco. Che conosce la seduzione digitale. Che ha le chiavi per il potere sui corpi, e sulle anime.

L'uomo che non c'era

All’inizio fu C’è posta per te, il film in cui Meg Ryan e Tom Hanks si innamoravano via mail. Però si conoscevano anche di persona, sia pur all’inizio detestandosi. Era una storia tenera. Lo diventa di più rivedendola vent’anni dopo, se non altro per il tempo che allora richiedeva la connessione, con quei suoni strani che aumentavano la tensione dell’attesa. Sembrava un prodigio; sembra una remota era geologica. Talluto ha potuto disporre di mezzi molto più avanzati. Fin da ragazzo frequentava i siti di social networking, pensati per far incontrare le persone: Chatta, Badoo, Netlog, che ora non esiste più, o meglio si è integrato con Twoo: 163 milioni di iscritti nel mondo; quello che combinano, poi, è affar loro. Con il profilo di Harty Style, Talluto incontrava cinque ragazze a settimana: una per sera, con pausa nel weekend. Quasi tutte erano indotte a rapporti non protetti, a volte con terze persone. Le preferiva vergini — un’adolescente aveva appena 14 anni —, ma sedusse anche donne incinte: una abortì, un’altra diede alla luce un bambino sieropositivo. Non si è mai capito bene perché agisse così. Se fosse una vendetta nei confronti del mondo, per non aver mai conosciuto il padre e aver perso la madre, tossicodipendente, a quattro anni. O se fosse semplicemente il suo modo di esistere, attraverso il male arrecato agli altri. Perché la Rete spesso è un moltiplicatore di sofferenza. La storia di Tiziana Cantone, suicida per un video divenuto virale — parola orribile che evoca virus, contagio, epidemia, morte — è nota. Meno note sono le decine di storie che rappresentano la quotidianità della polizia postale italiana. Mamme che vanno a denunciare l’ex ragazzo della figlia. Funziona sempre allo stesso modo. Lui le chiede la prova d’amore: la foto intima. Lei cede. Lui non rinuncia alla tentazione di condividere l’immagine con gli amici, per farsi bello o per vendicarsi dopo che lei l’ha lasciato. A quel punto la mamma giustamente chiede: la foto della mia bambina deve sparire. La polizia postale scrive ai social, che stanno in America e hanno altro da fare: contare i soldi, monitorare le quotazioni in Borsa, eludere il fisco dei Paesi dove generano reddito e drenano pubblicità, gestire l’immensa mole di informazioni e quindi di potere che hanno accumulato. E la foto resta lì, a disposizione di tutti, senza limiti di tempo; perché sul web poco si crea, ma nulla si distrugge.

La rivincita digitale

V per Vendetta. È un elemento fondamentale dell’amore al tempo della rete. Spiega Paolo Crepet che la vendetta è sempre stata una componente dell’amore. Una rivincita senza età, perché l’amore ha questa caratteristica, riportarci allo stato adolescenziale. «L’altro giorno è venuta da me una donna. Un’amante cronica: categoria pericolosissima. Aveva da molti anni una relazione con un uomo sposato, e ne aveva accettato le regole: la solitudine nelle feste comandate, i messaggi per tastare il terreno, “puoi parlare?”. Fino a quando lui non ha cominciato a prendere, cautamente, le distanze. Un granello di sabbia nell’ingranaggio. Lei si è sentita abbandonata: non per la moglie, ma per un’altra, forse più bella, probabilmente più giovane. E ha preparato la vendetta. Una collezione di foto accanto a lui, da mandare sul cellulare di lei. Si è già procurata il numero. L’ho scongiurata di non farlo — conclude Crepet —. Non so se sono riuscito a convincerla».
Si dirà: sono cose vecchie come il mondo. La seduzione, la promiscuità, il tradimento, la vendetta. In verità, la Rete ha cambiato tutto. È cominciata l’era del narcisismo: ognuno è innamorato di se stesso, e si ama attraverso i corpi degli altri, più ancora attraverso le tracce digitali che quei corpi lasciano. Sostiene Crepet, autore di due libri sull’argomento (Baciami senza rete e ora Perché finisce un amore, con Alessandra Arachi), che lo scopo dei siti di incontri non è trovare una persona con cui andare a letto. Il sesso ormai è talmente facile, talmente deprivato di forza e di emozione, che non rappresenta neppure più un desiderio. Il vero obiettivo è filmare e diffondere. «Non è importante Luisa, ma postare una foto con Luisa, se possibile in un posto pazzesco. Il fine non è portare a letto Valerio, ma fare un video con Valerio e condividerlo con le amiche, magari con le sconosciute». Perché la serialità chiama la contabilità e la rivalità. Il catalogo e la competizione.
Si dirà: la Rete è democratica. Vero. Negli anni 80 poche persone avevano molte relazioni, facilitate da denaro, potere, bell’aspetto, spregiudicatezza: caratteristiche rare. «Quasi tutti gli altri — sorride Crepet — lo facevano il venerdì pomeriggio nella posizione del missionario; talora inibiti dalla paura dell’Aids, considerato la peste di fine millennio». Ora è diverso. «Non servono abiti firmati, auto sportive, fisici palestrati, ristoranti stellati. Non è necessario disporre di un potere che può essere scambiato con altro potere, una raccomandazione un posto di lavoro una particina nel film. Oggi un selfie in riva al mare è alla portata di tutti. E l’Aids non fa più paura a nessuno».........

© Corriere della Sera