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L’orgoglio di un Paese in bilico

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02.05.2019

Ci voleva la visita di Mattarella a Parigi, a 500 anni dalla morte di Leonardo, per farci riflettere sul ruolo dell’Italia e degli italiani nel mondo. Che in un tempo veloce come il nostro, in cui nulla resta, un quadro dipinto oltre cinque secoli fa, di cui non si sa quasi niente - neppure con esattezza chi e cosa rappresenti -, sia diventato il più celebre, e che il suo artefice sia oggi forse l’uomo più famoso della storia, è una sorta di miracolo. Dovuto a un genio italiano per nascita, lingua, formazione, ma che non si era mai posto il problema delle frontiere – politiche, culturali, mentali –, e ha avuto come orizzonte il mondo e come tempo l’eternità. Infatti oggi tutti conoscono Leonardo. Ovunque e per sempre.

Un genio però non è mai isolato. Non a caso, è possibile ignorare la Gioconda e camminare lungo la Grande Galerie - cuore del museo più visitato al mondo e dell’orgoglio francese -, fermarsi davanti a centinaia di opere di commovente bellezza, e realizzare che non ce n’è una, una sola, che non sia stata dipinta da un italiano. Poi i giudizi dei critici possono cambiare. Cent’anni fa la Madonna eterea a mani giunte di Guido Reni era considerata più bella di quella morente di Caravaggio, che le aveva dato i tratti di una prostituta affogata nel Tevere. L’importante è che Guido Reni - all’epoca chiamato soltanto Guido, o Il Divino - e Caravaggio, morto di febbri da solo su una spiaggia braccato da una condanna, possano stare insieme, come Apollo e Dioniso, l’armonia e il mistero.

Si potrebbe dire lo stesso di ogni grande museo. Il direttore della National Gallery di Londra è un italiano, e custodisce una tavola che nella storia dell’arte è stata forse più importante della Gioconda, il Battesimo di Gesù di Piero della Francesca, che ispirò generazioni di pittori sino ai simbolisti e a Balthus. Il Prado ha affidato a una cineasta italiana, Valeria Parisi, il film sui suoi tesori — voce narrante Jeremy Irons — , forse anche perché la pinacoteca di Madrid è un’immensa costruzione fondata su Tiziano: sia Velázquez sia Rubens collezionavano e copiavano le sue tele,........

© Corriere della Sera