menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il cardinale Ruini: «Mi sono innamorato tre volte ma grazie a Dio ho resistito. Ratzinger sbagliò a lasciare, Bergoglio ignorò la tradizione»

37 3278
19.02.2026

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Il cardinale Ruini: «Mi sono innamorato tre volte ma grazie a Dio ho resistito. Ratzinger sbagliò a lasciare, Bergoglio ignorò la tradizione»

«Giovanni Paolo II è stato il più grande Prodi era un amico, ma ci siamo fraintesi a vicenda. Con Meloni c’è affetto, abbiamo lo stesso fisioterapista»

Cardinal Ruini, oggi sono 95 anni. Qual è il segreto della longevità? «Non saprei. Forse, in ordine di importanza crescente: una vita ordinata; il Dna di ciascuno; la misura del dono di Dio».

Lei cosa mangia, cosa beve? Ha fatto esercizio fisico?«Seguo più o meno una dieta mediterranea: pasta, verdure, carne, frutta; niente di particolare. Bevo acqua. E faccio da molti anni tanta fisioterapia».

Quanto conta la fede? Quanto la curiosità intellettuale per il mondo?«Fede e durata della vita terrena sono due grandezze indipendenti l’una dall’altra: pensi alla morte precoce di Carlo Acutis. La curiosità intellettuale può aiutare a tenere vivo il cervello, e così forse allungare la vita».

Qual è il suo primo ricordo?«Un prato in collina, e la mia palla che ruzzolando finisce contro un filo spinato e si buca. Era l’estate del 1934, avevo tre anni».

Com’era l’Italia fascista?«Un’Italia che non mi piaceva. Troppo sicura di sé e inconsapevole delle sue debolezze».

È vero che lei ebbe una discussione con suo padre sulla guerra?«Ne avevo spesso. Mio padre era convinto che la guerra l’avremmo vinta. Io invece che l’avremmo perduta».

Perché?«Perché avevo appreso dal libro di geografia per le scuole medie che i nostri avversari erano molto più ricchi di noi».

Della guerra cosa ricorda?«I bombardamenti, che non risparmiarono il mio paese, Sassuolo. La morte di alcuni amici. Il lungo periodo trascorso come sfollato nella casa di campagna di mio padre. Un periodo, quest’ultimo, molto positivo».

Come mai?«Mi piaceva la vita dei campi, aiutavo i contadini nel loro lavoro. Poi ricordo l’8 settembre, con i soldati che venivano a chiedere cibo e soprattutto vestiti, per potersi liberare delle divise».

Se avesse avuto qualche anno in più, avrebbe scelto la Repubblica sociale o i partigiani?«Nessuno dei due fronti».

Perché decise di fare il sacerdote?«Sono sempre stato credente e praticante. Quando stavo finendo il liceo scientifico, il mio direttore spirituale mi chiese molto delicatamente se avessi pensato anche alla possibilità di farmi sacerdote. La proposta mi piacque, e dissi di sì quasi d’istinto. Dedicarmi a Dio mi apparve qualcosa di entusiasmante».

Ma la sua famiglia non era d’accordo, vero?«Mio padre e mia madre erano molto contrari. Favorevole invece era mia sorella Donata, allora una ragazzina di dodici anni, che mi ha poi sostenuto, anche economicamente, per tutta la sua vita».

Una volta lei confidò al Corriere di essersi innamorato. Ci racconta qualcosa di più? Le pesò rinunciare a quell’amore?«Per la verità, mi sono innamorato o, forse meglio, mi sono sentito attratto da una donna più di una volta. Ma con l’aiuto di Dio ho sempre resistito. Naturalmente quelle rinunce mi pesavano. Ma non presi mai in considerazione l’ipotesi di una scelta diversa. Non ho mai pensato di lasciare il sacerdozio».

Se le ricorda, quelle donne?«Certo. Almeno tre o quattro, in diversi periodi. La vita è lunga...».

È vero che da giovane era un prete progressista, conciliare?«Ero certo entusiasta del Concilio; e lo sono ancora. Quando però, dopo il Concilio, si aprì la crisi che è arrivata a mettere in discussione i dogmi della fede cattolica, ho reagito immediatamente, opponendomi con forza».

Quali dogmi?«Addirittura la divinità di Cristo. Per non dire della morale sessuale. Fu un periodo molto particolare».

Pensa che il Concilio sia andato oltre le intenzioni di Giovanni XXIII e Paolo VI?«No, assolutamente. Come le ho detto, non bisogna confondere Concilio e dopo-Concilio».

Come ricorda il........

© Corriere della Sera