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Il 2 giugno che unisce il Paese

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31.05.2019

Se il 25 aprile divide, il 2 giugno unisce.

Più passa il tempo dalla Liberazione dal nazifascismo, più la giornata che dovrebbe celebrarla rinfocola antiche e nuove contrapposizioni, per la responsabilità incrociata di una destra — ora Salvini ma a lungo, prima di Onna, anche Berlusconi — che considera erroneamente la Resistenza una «cosa rossa», e degli ideologismi di una sinistra — si pensi alle vergognose contestazioni alla Brigata ebraica e agli scontri tra i cosiddetti «antifascisti» e le forze dell’ordine — che piega a fini di parte valori che dovrebbero appartenere a tutti gli italiani.

Poi per fortuna viene il 2 giugno. A dimostrare che il patto repubblicano tiene.

I segnali sono molti. Il primo è la popolarità di Sergio Mattarella. Hanno fatto notizia i quattro minuti di applausi all’assemblea di Confindustria; ma alla Scala erano stati ancora di più. Sarebbe fuorviante leggerli come dissenso dall’attuale maggioranza. Oltre il 50% degli italiani ha appena votato per movimenti la cui cultura politica è distante da quella in cui il presidente si è formato. Se però anche molti di loro si riconoscono in Mattarella, questo significa che il suo stile e il suo modo di operare hanno fatto breccia al di là delle appartenenze. In un tempo segnato in tutto il mondo dalla ribellione contro le istituzioni, non è poco.

La stessa svolta nazionale della Lega, per quanto dettata da motivi tattici, non sarebbe stata possibile in assenza di un forte denominatore comune tra gli italiani, che non può essere solo la paura dei migranti.

I simboli sono decisivi, perché dietro ci sono le cose. Fino al 1982 il tricolore era considerato da molti un simbolo di parte, quasi di estrema destra; occorse una vittoria sportiva per rivedere le bandiere nelle strade. Poi Umberto Bossi invitò a farne un uso improprio. Oggi il tricolore è un simbolo in cui la grande maggioranza degli italiani si riconosce. Anche per questo l’autonomia del Nord non deve fare paura. Pure nell’unica regione percorsa da autentiche venature........

© Corriere della Sera