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Estate e civiltà: il rispetto che i turisti non hanno

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03.08.2019

Turisti a Torino (LaPresse)

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3 agosto 2019 (modifica il 3 agosto 2019 | 21:45)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La scena non fece notizia, ma fu comunque molto spiacevole. Era una serata di fine ottobre, a estate quindi finita da tempo; ma il gruppo era ancora vestito come a Ibiza, con magliette, bermuda, infradito. Solo che non erano a Ibiza; erano a Firenze, la patria morale degli italiani, dove sono nate la nostra arte e la nostra lingua, compreso «il più bel libro scritto dagli uomini» (così Borges definì la Divina Commedia). Erano a Firenze, ed erano ubriachi, per la soddisfazione finanziaria di qualche oste. Non so se fossero inglesi o, come suggeriva il loro accento, americani. So che orinarono contro l’abside di Santa Maria del Fiore, ridendo e schiamazzando, come per una gara infantile. Non avevano l’aria di ragazzacci consapevoli di commettere una volgarità. Avevano l’espressione di persone sicure di sé che esercitano un diritto. Il diritto di fare quel che gli pare, compreso imbrattare un monumento simbolo della civiltà universale: sorto al tempo in cui gli uomini non sapevano più curvare una cupola, fino a quando un architetto fiorentino e quindi italiano ritrovò con una tecnica nuova quell’arte ben nota agli antichi romani. Che cosa........

© Corriere della Sera