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Elezioni Spagna 2019: il re e il rebus della Catalogna

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29.04.2019

Il mestiere di re è durissimo, diceva Filippo II, che reggeva un impero. Qualche grana tocca pure al suo remoto successore Filippo VI. Lo chiamavano «el niño rubio», il biondino. Ora si trova ad arbitrare una partita complicata. Con due certezze: vittoria socialista, un miracolo nell’Europa di oggi; e rottura del tabù dell’estrema destra. La vittoria della sinistra è più tecnica che numerica. Più nei seggi che nei voti. La somma dei tre partiti di destra – Popolari, in netto calo, centristi di Ciudadanos, in ascesa, antisistema di Vox, arrembanti ma meno del previsto – è molto vicina a quella di socialisti e Podemos. Ma il sistema elettorale punisce la frammentazione. E premia il Psoe, nettamente primo grazie alla tenacia e all’astuzia del premier uscente Sanchez, che è riuscito a mobilitare la Spagna antifranchista agitando il fantasma dell’estrema destra. Podemos è andato meglio rispetto ai sondaggi, ma i suoi seggi non bastano a garantire un governo di sinistra. Potrebbero non bastare neppure gli autonomisti baschi, navarri e delle Canarie.

E qui entra in gioco il re. La Costituzione non riconosce a Felipe alcun potere concreto. Tocca ai partiti mettersi d’accordo. Il sovrano aspetta. Il primo tentativo, è evidente, tocca a Sánchez. Incoraggiato dall’esito del voto nella regione-chiave: la Catalogna. Nel 2004, dopo la strage di Madrid — 192 morti — e le bugie di Aznar, i catalani andarono in massa a votare contro il partito popolare. Ieri è accaduto qualcosa di simile. Barcellona ha premiato i socialisti e la sinistra di Erc (Esquerra republicana), il cui leader Oriol Junqueras è in carcere. Perde il partito di Puigdemont, in comodo esilio a Bruxelles. Negli ultimi mesi Erc ha avuto parole di dialogo. Se la ragione prevalesse, Sánchez, Iglesias e Junqueras potrebbero dar vita a un governo capace di riformare la Costituzione in senso federalista e chiudere la questione catalana, con la benedizione del re. Ma i socialisti, forti nelle regioni più povere del Paese come Andalusia ed Estremadura, non possono concedere troppo ai ricchi catalani. E........

© Corriere della Sera