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Elezioni Spagna 2019, il racconto della notte. Tutti gridano «No pasaràn»

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29.04.2019

È un popolo cui non manca il senso del dramma. «Barcellona non si arrende al fascismo! Fuori i compagni dalle carceri!» grida Gabriel Rufián, capolista della Sinistra repubblicana, primo partito in Catalogna. «No pasarán!» ritmano i militanti, come la Pasionaria ai tempi di Franco e Hitler. «Benvenuti nella Resistenza alla dittatura progressista!» gli risponde a Madrid il fondatore di Vox, Santiago Abascal. «Espana unida jamás será vencida!» fa eco la piazza. È mezzanotte quando Pedro Sánchez, il vincitore, esce sul balcone, jeans e camicia bianca con le maniche arrotolate: «Abbiamo mandato un segnale all’Europa e al mondo: la reazione può essere sconfitta!». Anche qui si grida: «No pasarán!». E anche: «Con Rivera no!».

L’ora del dialogo

Albert Rivera è il capo di Ciudadanos. Un accordo o almeno un dialogo sarebbe di buonsenso, e infatti Sánchez corregge la piazza: «Parleremo con tutti. Non mettiamo veti, noi». Poi chiude con una frase non scontata, di questi tempi: «Faremo un governo pro-europeo». Rivera tiene la giacca. All’apparenza, chiude a ogni trattativa: «Hanno vinto i socialisti, e ora faranno il governo con i catalani. Noi andremo all’opposizione. Presto toccherà a noi. Perché siamo il rifugio della libertà». Nobilissimo il discorso del leader popolare Pablo Casado, di gran lunga il migliore della sua modesta campagna elettorale: «Il nostro risultato è muy malo. Ho appena telefonato a Sánchez, e mi sono congratulato per la sua vittoria. Il partito socialista è un grande partito, che ha avuto un grande ruolo nella storia del nostro Paese. Gli ho augurato di riuscire a fare il governo senza bisogno dei separatisti». In teoria è possibile; ma bisognerebbe sommare tante piccole sigle, compresi i due partiti baschi. In basco, anzi euskera, si esprimono rigorosamente i loro portavoce; la tv spagnola mobilita i traduttori. Alza il prezzo Podemos: «Sarà una lunga trattativa» prevede Pablo Iglesias, agitando il codone accanto alla moglie Irene Montero, con cui si alterna ogni sei mesi alla guida del partito di famiglia.

Vincitori e vinti

È stata una lunga notte. Alle 8 di sera si chiudono le urne, il premier uscente e rientrante Sánchez entra nella sede del partito socialista su un’Audi nera più di governo che di lotta, la consigliera di Santiago Abascal, Mazalay Aguilar — «Santi è una persona meravigliosa» — avverte i giornalisti che avranno uno spazio riservato nella piazza: nella sede di Vox, il primo partito di estrema destra a entrare nel Parlamento spagnolo, non c’è più posto. Sánchez rivendica un «trionfo storico del partido socialista obrero espanol»: mentre la sinistra crolla in tutto il mondo — Lula in galera, i democratici americani aggrappati ai settantenni, l’Spd sotto i piedi della Merkel, i socialisti francesi estinti, il Pd lasciamo perdere —, in Spagna si prepara a tornare al governo. Il Psoe torna primo partito, con il doppio dei deputati rispetto ai popolari. Gli ex rivoluzionari di Podemos, divenuti alleati minori, tengono. In Catalogna perde il partito dell’esule Carles Puigdemont, che sotto sotto si augurava una vittoria della destra, nella speranza di rompere con Madrid. Vincono i repubblicani di sinistra dell’Erc; il loro leader Oriol Junqueras è in galera, dove in........

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