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Crisi di governo: urla, rosari e rubli Tra Lega e 5 Stelle un finale con rissa

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21.08.2019
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20 agosto 2019 (modifica il 20 agosto 2019 | 23:44)

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Salvini arriva al Senato con il cellulare all’orecchio e trova tutti i banchi del governo occupati dai 5 Stelle. Hanno dovuto portare delle sedie in più per i sottosegretari. L’ordine della Casaleggio&Associati è trasmettere al Truce il messaggio: non ti vogliamo più. Il ministro dell’Interno è costretto ad attendere nervosamente in piedi che il Guardasigilli Bonafede gli ceda il posto accanto a Conte. Sembra una profferta di pace: Salvini si siede accanto al suo presidente del Consiglio, pronto ad accoglierne i rimproveri, e a ricucire l’alleanza; se necessario promuovendo Conte a commissario europeo e Di Maio a Palazzo Chigi. È la «sorpresa» annunciata da Calderoli poco prima davanti al (pessimo) caffè della buvette.

Conte all’attaco

Ma il premier, che è andato dal parrucchiere e offre ai riflettori una chioma particolarmente corvina, non raccoglie. Anzi, per mezz’ora abbandona l’involuto linguaggio da leguleio per andare giù piatto su Salvini. Lo tratta ora come un padre severo, ora come un professore indignato. Gli appoggia la mano sulla spalla mentre gli rinfaccia gli strafalcioni istituzionali e le scortesie umane, le assenze sgarbate, le convocazioni inopportune dei sindacati. Salvini a volte sogghigna come Franti, a volte appare seccato per l’umiliazione pubblica. Ma le accuse vere devono ancora arrivare. Riguardano la Russia. E il rosario. «Caro ministro, caro Matteo, se tu avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, avresti evitato al tuo presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso…». L’attacco non potrebbe essere più duro: il premier rinfaccia al suo vice di tenere nascoste notizie che potrebbero nuocere al Paese «sul piano internazionale». La seconda accusa è politicamente meno grave, ma scalda molto di più l’aula del Senato: «Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi…». E qui Salvini dà mano al rosario con crocefisso. «Matteo questi comportamenti non hanno nulla a che fare con la libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono........

© Corriere della Sera