«Epatite A, possono essere tanti i positivi asintomatici. Emersa la punta dell'iceberg»

La docente di Igiene dell'Università Federico II: «Il consumo dei mitili a Natale ha dato il via alla replicazione»

«I casi di epatite A registrati fino ad oggi potrebbero essere solo la punta di un iceberg». A sostenerlo è Maria Triassi, professoressa di Igiene alla Federico II nonché all’Ircss San Raffaele di Roma. Secondo la studiosa i casi emersi con i ricoveri in ospedale risalirebbero al periodo successivo alle festività natalizie. «In realtà la malattia si sviluppa nella maggior parte dei casi nelle sue forme meno gravi ed è quasi sempre asintomatica o con pochi sintomi. Ma bisogna stare attenti per i soggetti più anziani e per quelli fragili». L’origine temporale dei contagi si sarebbe proprio sviluppata dopo il Natale. L’ipotesi è che il virus si sia diffuso attraverso il consumo di frutti di mare crudi provenienti dall’estero. Molti potrebbero aver contratto il virus ed essere totalmente asintomatici, da qui la considerazione su una quantità di casi che non si sarebbero ancora manifestati. «Il virus dell’epatite A possiede infatti una incubazione molto variabile che è compresa tra i 15 e i 50 giorni».

Il contagio da persona a persona può avvenire per contatti interpersonali «stretti». Per Triassi non c’è dubbio che successivamente ai casi di contagio da consumo di frutti di mare, si sia passati ai contagi interpersonali.«È probabile che il contagio si sia diffuso nelle famiglie dopo le festività natalizie e magari in maniera inconsapevole, visto che molte persone non sviluppano alcun sintomo pur risultando positivi al virus». Un discorso a parte riguarda quello dei bambini «per loro, fortunatamente, l’epatite A si presenta in forma molto benigna e quasi senza sintomi nella maggior parte dei casi». Ma come si arriva all’inquinamento dei frutti di mare magari anche se allevati seguendo le regole? «La circolazione fecale provoca questo problema — spiega Triassi — a volte è sufficiente uno scarico di fogna a mare affinché i molluschi coltivati in quella zona sino infetti. Certo la stabulazione mette al riparo da queste evenienze, tuttavia occorre verificare se viene effettuata nei tempi e nei modi prescritti oppure se, ad esempio, vengono accorciati i tempi per soddisfare esigenze di mercato. Non c’è dubbio che il periodo natalizio per queste ragioni è il meno indicato per consumare i frutti di mare». 

Particolare attenzione va posta in generale anche con il pesce crudo, sia pure se è stato regolarmente abbattuto nei frigoriferi indicati per questo utilizzo. Spiega Triassi: «La fase delicata resta quella della preparazione, magari può verificarsi una distrazione per cui chi prepara il pesce crudo abbia appena toccato frutti di mare infetti e in tal modo, involontariamente, trasferisce il virus». Tuttavia — aggiunge la prof — seguendo accuratamente le norme igieniche di base il rischio di contrarre l’epatite A è praticamente azzerato. «Lavarsi le mani dopo essere andati in bagno, non consumare frutti di mare o pesce crudo sono misure sufficienti a tutelarsi».

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