Jorit, si inaugura il murale

Domani alle 12.30, alla presenza dello street artist e del sindaco Manfredi, la cerimonia per l'opera realizzata con l'aiuto dei tifosi per l'individuazione degli idoli azzurri

A otto mesi o poco più dal giorno in cui lanciò l'idea - era l'8 luglio del 2025 - lo street artist Jorit è pronto a salutare l'inaugurazione di una sua nuova opera a Napoli. È il murale rappresentato all'esterno dello stadio Maradona che si affaccia nell'area di fronte alla stazione di Campi Flegrei e che raffigura undici idoli, undici campionissimi che con le loro gesta hanno caratterizzato il Calcio Napoli negli anni. La cerimonia di inaugurazione è fissata per le ore 12.30 di giovedì 19 marzo, alla presenza di Jorit e del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi (lo stadio è di proprietà del Comune e al centro, com'è noto, di una serie di progetti e di ipotesi di riammodernamento legate anche all'ambizione della città di ospitare alcune gare dell'Europeo di calcio 2032). 

Il Comune di Napoli saluta proprio in quest'ottica l'arrivo del murale: «L'intervento artistico, che va ad arricchire il "tempio" del calcio napoletano, si inserisce nel più ampio progetto di riqualificazione urbana e valorizzazione dei luoghi simbolo della città attraverso il linguaggio della street art», recita una nota di Palazzo San Giacomo. «L’opera, fedele alla cifra stilistica della Human Tribe dell’artista, celebra il legame indissolubile tra la città ed i suoi “eroi” calcistici che hanno fatto la storia del Napoli», conclude il Comune.

Per realizzare gli undici, distinti pannelli che compongono il murale, Jorit nel tempo ha fatto ricorso anche all'«aiuto» chiesto agli stessi tifosi azzurri: come fare per individuare chi, a partire dai portieri e fino agli attaccanti, passando per difensori e centrocampisti, meritava più degli altri di essere "immortalato" all'esterno del tempio di Fuorigrotta? Lo street artist, anche per il timore di incappare in qualche frainteso con la tifoseria, chiese sin dal primo giorno di essere accompagnato nella scelta: «I giocatori non sono solo sportivi, ma idoli che segnano la storia e le vite delle persone; i loro volti diventano parte di una grande famiglia. Vorrei - argomentò lo scorso luglio sui suoi social - che tutta la città partecipasse, scegliendo, dopo Diego, i 10 volti della formazione dei sogni, uno per ogni ruolo, tra tutti coloro che hanno segnato la storia della nostra maglia». E aggiunse: «Taggate chi potrebbe voler partecipare», rivolto sempre ai tifosi che accolsero con entusiasmo la sua idea. 

Tolto Diego Armando Maradona, una sorta di dioscuro, un Eroe dei due Mondi dei giorni nostri, simbolo di riscatto di un popolo e di una terra e chi più ne ha più ne metta, c'erano da individuare altri 10 idoli nella storia della maglia azzurra. Che alla fine sono stati il portiere Dino Zoff, diventato ancora più grande poi nella Juventus e nella Nazionale; i difensori Kalidou Koulibaly, senegalese, preso per scommessa dal campionato francese e diventato con Ancelotti e Sarri forse il centrale più forte d'Europa e venduto poi al Chelsea; Giuseppe Bruscolotti, il terzino destro del primo scudetto del Napoli; Ciro Ferrara, anche capitano azzurro, tra i protagonisti dei primi due scudetti e della vittoria della Coppa Uefa prima del suo discusso passaggio alla Juventus; l'olandese Ruud Krool, uno dei difensori più forti e più amati dai tifosi azzurri, interprete di quel «calcio totale» che rese grande, tra gli anni '70 e '80 la nazionale Orange; Antonio «Totonno» Iuliano, centrocampista avanzato, di spiccatissime doti tecniche che gli valsero anche la Nazionale azzurra negli anni di Rivera e Mazzola; Marek Hamsik, lo slovacco arivato da Brescia a poco più di 17 anni e divenuto nelle sue stagioni in azzurro tra i calciatori più amati di tutti i tempi; Dries Mertens, il folletto belga, che grazie all'intuizione di Sarri di farlo giocare centravanti è diventato l'attaccante più prolifero della storia del Napoli; Diego Armando Maradona, sul quale è inutile qui dilungarsi; Antonio de Oliveira Filho detto Careca, anche lui protagonista del secondo scudetto e della Coppa Uefa, uno dei più grandi centravanti del Brasile e mi approdati in Italia; ed infine Edinson Cavani, attaccante uruguayano, che Aurelio De Laurentiis strappò per 17 milioni al Palermo e che a Napoli seppe toccare prestazioni al limite della perfezione, chiudendo i suoi 4 anni in azzurro con 104 gol prim di essere ceduto al Psg per 64 milioni. 

Questi, per Jorit e in fin dei conti per i tifosi azzurri, i più meritevoli di essere ricordati a imperitura memoria all'esterno dello stadio Maradona. Saranno tutti d'accordo? È cosa assai difficile. Come soprassedere, ad esempio, sull'assenza di Hasse Jeppson, l'attaccante svedese che fece grande il Napoli di 50 anni fa, di Omar Sivori, il funambolico sudamericano che con Josè Altafini (entrambi hanno militato anche nella Juventus) è stato per anni croce e delizia dei tifosi azzurri? E cosa dire di Gonzalo Higuain, il cui «tradimento» con il passaggio improvviso alla Juventus ha fatto forse dimenticare al popolo azzurro che tecnicamente è stato il bomber più forte di tutti i tempi in casa Napoli? Ma Jorit ha provato a raccontare così e ugualmente l'amore tra la città e la squadra di calcio e il suo lavoro, sembra certo, diventerà nel tempo un altro motivo di pellegrinaggio a Fuorigrotta. 

Vai a tutte le notizie di Napoli

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania

18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 13:32)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Partecipa alla discussione


© Corriere del Mezzogiorno