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Iannotti per il Sì: «Separare le carriere per garantire

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18.03.2026

L’avvocato penalista casertano è convinto che l’attuale processo sia troppo sbilanciato a favore dell’accusa: «Occorre mettere pm e difesa in condizione di parità»

«Siamo pronti, partiamo». Non certo per un viaggio ma per una nuova diretta social, «è la gente che lo chiede».L’avvocato penalista Gennaro Iannotti, per tutti «Genny», 52 anni, diverse pubblicazioni di diritto all’attivo, tra le toghe più conosciute e dinamiche del foro di Santa Maria Capua Vetere e non solo, con alle spalle anche una esperienza da consigliere comunale di maggioranza all’epoca dell’amministrazione di centrosinistra targata Nicodemo Petteruti a Caserta, è oggi fra i testimonial più convinti e conosciuti del «Sì» al referendum. Una notorietà che gli deriva anche dalle apparizioni sui social sui temi della campagna referendaria in vista del 22 e 23 marzo. 

Come le è venuta in mente l’idea di presentarsi con così tanta determinazione con questo argomento su Facebook?«Dopo una cosa letta su un quotidiano nazionale. La persona intervistata parametrava il numero di ingressi nelle carceri italiane al dato delle ingiuste detenzioni. “Sono solo l’1,7 per cento”, argomentava. Ma ci rendiamo conto? Parliamo comunque di persone, significa che ogni giorno finiscono in carcere tre innocenti. E di loro, della loro vita, di quella delle loro famiglie, che ne è poi?». 

E quindi?«E quindi ho capito che c’era bisogno di spiegare, almeno ai miei contatti, cosa vuol dire questa riforma. Lo faccio anche in incontri pubblici, da invitato o organizzati da me, ed ho notato che l’interesse è alto». 

Tuttavia è noto che i referendum vedono le urne spesso disertate in massa. Lei come convince le persone a rispettare l’appuntamento?«La giustizia è un fatto che riguarda tutti, non solo i suoi operatori o quanti ci si imbattono per un motivo o per un altro. Se la giurisdizione, l’ordinamento giudiziario della cui riforma oggi si dibatte, rappresenta il mezzo, la giustizia resta il fine. Il referendum si occupa del profilo ordinamentale della giustizia». 

E a quali argomentazioni ricorrere per convincere le persone a votare “Sì”?«Il cittadino deve propendere a favore della riforma anzitutto perché mette l’accusa e la difesa in condizioni di parità e rende veramente il giudice terzo». 

Perché, si sente di affermare che oggi non lo è?«Esatto. Perché una figura del processo, quella che deve decidere, è esposta oggi al pericolo di poter rimanere influenzata da una delle parti». 

Cosa vuol dire?«Ricorrerò ad una metafora tratta dal mondo del calcio. Il processo è oggi una partita tra due squadre diretta da un arbitro tesserato da una delle due formazioni (la magistratura, ndr). Con una differenza eclatante: nelle gare si limita a far rispettare le regole, nel processo invece, oltre a far rispettare le regole, decide anche il risultato. Non discutiamo il valore dell’arbitro, naturalmente, ma non è terzo. Invece con questa riforma non c’è pericolo che il risultato possa essere falsato. La riforma rimette a posto ciò che era stato sancito 26 anni fa con la legge sul giusto processo. Quindi si deve votare “Sì” per rendere l’arbitro veramente imparziale. Per rimanere nella metafora calcistica, l’arbitro non può fare lo stesso corso dell’allenatore a Coverciano». 

Cioè?«I magistrati inquirenti e giudicanti fanno lo stesso concorso, la stessa scuola di formazione per l’aggiornamento professionale, sono iscritti allo stesso sindacato (e magari fanno parte delle stesse correnti), costituiscono lo stesso elettorato attivo dell’organo di governo autonomo e dello stesso organo disciplinare». 

È uno dei punti nodali, sembra, della riforma.«Sicuramente. La giurisdizione vive anche di distinzione di ruoli: il cittadino deve percepire la diversità attraverso una sostanziale separazione delle carriere». 

Trova anche lei che il clima sia fin troppo avvelenato?«Qualunque sia l’esito di questo referendum, la magistratura avrà perso di credibilità. Ha una visione fin troppo “proprietaria” della giustizia, non dimentichiamo che è arrivata a scioperare contro la nascita della Procura nazionale antimafia voluta da Giovanni Falcone. E poi: la Costituzione vuole un giudice terzo in un processo di parti, loro vogliono un processo di parti e carriere unificate».

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18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 08:11)

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