Silvio Orlando: «Io napoletano anomalo, senza atteggiamenti predatori verso la città» |
L'attore pluripremiato con, tra gli altri, tre David di Donatello, in scena al Mercadante con il suo primo Pirandello, «Il berretto a sonagli»
Silvio Orlando ha meritatamente vinto, in Italia, tutto il vincibile: Coppa Volpi e Premio Pasinetti a Venezia, tre David di Donatello, tre Nastri d’argento, due Globo d’oro e altrettanti Ciak d’oro. Attore blasonato tra cinema e teatro, con Il berretto a sonagli, stasera al Mercadante (alle 21, fino al 29 marzo), porta in scena il suo primo Pirandello.
Primo primo? «In assoluto. Per voi cronisti sarà l’ennesimo Ciampa (il personaggio che interpreta ndr) da raccontare, per me è un debutto forte come un detonatore: ogni sera, sperimento la forza evocativa di questo testo che le persone vogliono rivedere anche per cogliere le differenze tra le varie messinscene. È il miracolo di Pirandello».Come mai, in tanti anni di onoratissima carriera, non aveva mai affrontato uno degli autori più rappresentati? «La mia generazione nutriva un certo sospetto per Pirandello, per il suo sistema filosofico, per l’apparato del suo mondo drammaturgico: volevamo una democratizzazione del teatro e avvertivamo il suo come gerarchico, impaludato nell’Ottocento che puntava tutto sul grande attore. Con Sei personaggi in cerca d’autore, però, fu lui ad abbattere la quarta parete: in questo siamo stati suoi figli».
Figli ribelli? «Per tanti aspetti sì: avevamo un atteggiamento adolescenziale........