La casa di Roberto De Simone

A Palazzo Ruffo di Castelcicala si gira il film «Spaccanapoli times» diretto da Nadia Baldi, su test e con Ruggero Cappuccio

Sul campanello d’antan c’è ancora scritto De Simone. E per decenni, qui in via Foria, al primo piano di Palazzo Ruffo di Castelcicala dei principi di Sant’Elia, hanno bussato artisti, amici e affezionati del grande musicologo, regista e compositore scomparso il 6 aprile dell’anno scorso. Qualche mese fa, tutte le importanti «cose» del maestro sono state imballate e trasferite dagli eredi perché, com’è noto, egli non aveva acquistato la grande casa nobiliare, ma ne era solo l’affittuario; eppure quel punto del grande boulevard voluto da Murat, è ancora indicato da tanti come «dove abitava De Simone»: la ponderosa presenza dell’uomo di cultura è diventata riferimento topografico al di là del suo esserci davvero.

Intanto si aspetta di sapere con certezza dove siano destinate le opere d’arte e la raccolta di cultura popolare del regista di Gatta Cenerentola che, per sua volontà, almeno in parte, dovranno essere offerte alla fruizione pubblica. Dove? De Simone l’aveva detto chiaramente: al Museo di San Martino a Napoli o alla Fondazione di Santa Cecilia a Roma. Ovviamente si auspica che la prestigiosa collezione resti nella città dove è nata e dove il suo creatore ha vissuto fino all’ultimo. Lì, nel sancta sanctorum desimoniano, dove c’erano le grandi Madonne dell’Arco, di Montevergine, di Piedigrotta, su antiche tele o cartapesta, gli ex voto d’argento, i puttini, le sirene, i Santi Antonio, Cristoforo, Cosma e Damiano, la raccolta di stampe di costumi napoletani, le ampolle, i San Michele, i Pulcinella e i Masaniello, gli strumenti e il grande pianoforte a coda, ora c’è un set cinematografico. Il genius loci dell’arte non è una presenza che va via così. Rimane sotterraneo a tracciare trame karmiche anche nel presente.

Nell’appartamento del palazzo costruito nella prima metà del XVII secolo dal duca di Telese, si gira Spaccanapoli times dall’omonima opera di Ruggero Cappuccio. A dirigerla per l’etichetta Teatro Segreto, in co-produzione con Maxima Film, con il contributo del Ministero della Cultura, è Nadia Baldi.Né il sito è nuovo al cinema. Il palazzo, e soprattutto il cortile, sono gli stessi in cui Luciano De Crescenzo girò i film diventati di culto Così parlò Bellavista e Il mistero di Bellavista. Nell’ingresso nel quale il maestro Roberto De Simone accoglieva gli amici ora c’è una trave crollata tra calcinacci che può destare preoccupazione: niente paura. È scenografia, è l’inizio del set. E chi ha visto lo spettacolo che è alla base dell’opera cinematografica in fieri, può ben dedurre che ci troviamo in casa Acquaviva.

 O meglio in «una strana grotta affacciata sul mare di Napoli» dove vive il poeta Giuseppe che qui «ha convocato i suoi tre fratelli per una ragione d’emergenza. Gabriella, Gennara e Romualdo, lo raggiungono... La presenza del quartetto Acquaviva nel luogo degli antenati, innesca un esilarante corto circuito tra passato e presente» come si legge in lacune note. Lo spettacolo debuttò nel 2015 al San Ferdinando e vedeva in scena lo stesso Cappuccio e, tra gli altri, Giovanni Esposito e Gea Martire, confermati anche nella versione cinematografica nella quale il cast si arricchisce di Franca Abategiovanni. Baldi non è nuova alle trasposizioni di opere teatrali. Nel 2024 ha cofirmato con Cappuccio Shakespea Re di Napoli con Alessandro Preziosi e ancora Esposito, Peppe Servillo, Elio De Capitani e Nando Paone. La pellicola fu girata per lo più alla Reggia di Portici. Questa volta la location è una «reggia» di fatto, la casa dove ha vissuto un grande protagonista della cultura.

Vai a tutte le notizie di Napoli

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Partecipa alla discussione


© Corriere del Mezzogiorno