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La classe dirigente che non c’è

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05.06.2020

Disperato bisogno di una classe dirigente. Indispensabile per il nostro futuro come il pane per chi sta patendo. Le due cose si tengono. Del pane non si può fare a meno soprattutto per la sofferenza ma anche per il pericolo di rivolte dagli esiti imprevedibili, ma quel pane ed anche il companatico saranno sempre incerti e a rischio se mancherà la classe dirigente. Anche perché lo spettacolo deprimente che la politica sta offrendo, e non c’è da meravigliarsene, è il risultato dell’assenza di un ceto, ripeto, dirigente che conti, che condizioni, che orienti, che ispiri e che assicuri l’attuazione dei programmi (quando ci sono). È, questo, il tema posto da Enzo d’Errico con riferimenti precisi alla realtà e alle potenzialità non astratte su cui far leva, e che ha messo questo giornale sulla lunghezza d’onda tra l’oggi e il domani, tra quello che siamo e quello che potremmo e dovremmo essere. Questa sua sana provocazione mi ha sollecitato a ripescare dalla memoria un’esperienza che oso ritenere istruttiva. A metà degli anni Ottanta, ancora fresca di modernità la ristrutturazione dell’Italsider costata 1.200 miliardi e mentre già si addensavano sui suoi........

© Corriere del Mezzogiorno


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