Istituzioni, le scelte amorali

Potremmo chiamarlo «istituzionismo amorale». È la condizione in cui parlamenti, giunte e vertici comunali o regionali finiscono per assomigliare più a camere d’albergo che a luoghi della rappresentanza. Se il familismo amorale nasceva dal basso, come strategia di sopravvivenza in un contesto di competizione sociale, questa nuova patologia segue il percorso inverso: prende forma nei Palazzi e da lì si irradia, alimentata da un’élite affrancata da ogni vincolo di responsabilità verso gli elettori. Ne ha già scritto efficacemente Antonio Polito, domenica, a proposito dei casi di Salerno e Bari. Ma per cogliere tutta la portata del fenomeno può essere utile guardare anche a ciò che viene prima e a ciò che va oltre. Nel novembre scorso, con la decisione di ritirare tre eletti dal Parlamento europeo per ricollocarli in altrettante competizioni regionali, abbiamo già assistito alla trasformazione dell’aula di Strasburgo in una sorta di anticamera, e alla riduzione del mandato elettivo a vincolo virtuale. Il riferimento è alle candidature di Matteo Ricci, nelle Marche, Antonio Decaro in........

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