Cennamo: «C’era una volta il Pci, ora vedo un partitofamilistico-clientelare»

Gli 80 anni dell'ex assessore comunista di Napoli: «Mi fece una richiesta riservata»

Aldo Cennamo compie ottant’anni, la gran parte vissuti da comunista in una Napoli che ha amministrato e rappresentato, prima come assessore delle giunte Valenzi, poi in Parlamento. Vedovo da vent’anni, è padre di tre figlie, ha sette nipoti e molti ricordi su cui misurare il presente. Il Pd? La disillusione è massima e, alla fine, non la nasconde.

Si può dire che il berlingueriano Cennamo è il Pci napoletano? O, almeno, posso dirlo io che ti conosco da oltre mezzo secolo?
«No, sbaglieresti, perché è quello che pensai io quando vidi Salvatore Cacciapuoti per la prima volta. Eppure, lui era il segretario provinciale e veniva da sei anni di carcere…».

Condannato dal tribunale speciale fascista, organizzava cellule operaie clandestine.
«Dalle mie parti Cacciapuoti era di casa: la moglie, Euterpe, era di Ponticelli come me. Sai cosa disse un giorno a mio padre?»

Racconta.
«Era il ‘53, mio padre era andato ad informarlo che stavano per acquistare i locali della Casa del popolo. Lui lo gelò: Gigì, ma perché comprarla. Qui sta per scattare l’ora x».

La rivoluzione?
«I filosovietici ci credevano ancora, anche se Togliatti, già nel ‘44, era venuto proprio a Napoli ad annunciare il partito nuovo».

E continuarono a crederci anche dopo i fatti del ‘56.
«Proprio così. Ma non Carlo Fermariello, il senatore che interpretò se stesso ne Le mani sulla città. Carlo fu tra i 101 firmatari, insieme con Antonio Giolitti, del documento di condanna dell’invasione dell’Ungheria da parte dell’Urss. Da quel documento sparirono 6 firme; non la sua. Fu ‘costretto’ a ritirarla anche Di Vittorio. Perciò penso che il Pci sia irriducibile a una sola dimensione. Tanto più a una sola persona».

Eppure, tutti ti riconoscono onestà intellettuale e una “naturale autorevolezza”.
«Questo mi fa piacere».

Sei nato comunista?
«Mio padre lo era. Durante le Quattro giornate, nella sua bottega di ebanista si riunivano i partigiani combattenti. Il suo nome è in un libro di ‘storia locale’, Guerra di periferia, che conservo gelosamente».

E tua madre?
«Figlia di un socialista, cattolica, smise di andare in chiesa quando dal pulpito sentì inveire contro i comunisti scomunicati. Ne rimase offesa. Ma in punto di morte volle il prete al capezzale, pur chiedendo funerali laici. Lacerata fino alla fine........

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