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Teatro San Carlo,

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Per la seconda volta il Massimo nel mirino del giornale

«Tenore star coinvolto nello scandalo di corruzione al teatro dell’opera di Napoli». Ci risiamo. La reputazione del Massimo napoletano vola oltre Manica ma per questioni molto poco nobili, come quella dell’inchiesta che coinvolge l’ex sovrintendente Stéphane Lissner, alcuni membri dello staff e, tra gli altri, anche il tenore svizzero-tedesco Jonas Kauffman. A lui «The Times» dedica il titolo dell’articolo nella versione web (del 16 aprile), mentre quella cartacea del prestigioso quotidiano uscita ieri, titola: «Lo scandalo della corruzione sconvolge l’Opera», usando il verbo «rock» (scuote, sconvolge) come se fosse un gioco di parole, un ossimoro nel tempio della lirica più antico d’Europa.

Insomma il San Carlo finisce di nuovo sui giornali e sui siti inglesi (anche su Slipped Disc, sito specializzato in classica con due milioni di lettori al mese). È successo un’altra volta durante la gestione Lissner, e si erano rivoltati tutti gli artisti del Coro, tanto da intraprendere una class action e c’entrava sempre The Times. Eravamo nell’inverno dello scorso anno, quando il direttore della Philarmonic Orchestra Edward Gardner affermò in un'intervista che il coro del San Carlo era composto da due famiglie mafiose rivali che si erano pure spedite reciprocamente al pronto soccorso. Dopo le proteste e un’ingente richiesta di risarcimento danni, il Times tolse dal sito il riferimento mafioso e Gardner maldestramente si scusò, ma la class action è andata avanti, fino all’archiviazione dopo più di un anno della querela da parte della Procura di Napoli per difetto di giurisdizione (si ritiene che la causa andrebbe fatta a Londra perché è lì che l’articolo è stato diffuso, ma i querelanti intendono proseguire in sede civile). 

Ora ci si chiede che cosa succederà, perché se l’articolo principale dello storico Times descrive la vicenda delle indagini a carico dell’ex sovrintendente e di altre persone dello staff puntando il dito soprattutto contro Kauffmann tra i grandi artisti, quel che preoccupa è il commento a lato del pezzo principale, firmato dal critico musicale Richard Morrison (e in parte riportato anche sul web) che in sostanza getta di nuovo fango sul Massimo napoletano e sulla città. «Una cosa è innegabile. Pochi addetti ai lavori del mondo dell’opera si sorprenderebbero nell’apprendere di loschi affari che accadono a Napoli», scrive, e poi l’affondo: «Per secoli il Teatro San Carlo è stato un focolaio di intrighi e vendette covate. Il grande tenore del XX secolo Enrico Caruso fu talmente esasperato dalle feroci claques e dagli intrighi dietro le quinte della sua città natale che si rifiutò di cantarvi, affermando che vi sarebbe tornato “solo per mangiare spaghetti». 

«Le lotte intestine continuano ancora oggi. Solo tre anni fa Stéphane Lissner, il precedente direttore del Teatro San Carlo implicato in queste nuove accuse, respinse quella che sembra essere stata una campagna di matrice politica volta a estrometterlo. Come spesso accade nell’opera italiana, ciò che accade dietro le quinte è più avvincente di ciò che si svolge sul palco». Sulla questione il nuovo sovrintendente Fulvio Macciardi mantiene il silenzio, mentre il commento arriva da un artista del Coro. «Colpisce come ancora una volta si ricorra a generalizzazioni e a narrazioni su corruzione e intrighi che finiscono per coinvolgere indistintamente un’intera realtà artistica fatta, invece, da professionisti seri. Da artista del coro del Teatro San Carlo avrei auspicato in passato una maggiore tutela da parte della direzione quando siamo stati oggetto di affermazioni gravi e lesive. Per questo ritengo fondamentale, sempre, il rispetto della reputazione delle persone».

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