Scippatori di cellulare, bus e metrò-trappola:colpiscono (veloci) all’apertura delle porte

Puntano ai modelli più costosi, caccia a codici e password. In strada, invece, sono i turisti quelli nel mirino

I telefoni cellulari sono le “scatole nere” della nostra vita. Conservano le tracce dei nostri giorni come un archivio sentimentale e operativo insieme: raccontano chi siamo, chi vorremmo essere, chi siamo stati. Dentro ci sono le nostre fotografie migliori e quelle che non mostreremo mai a nessuno, le chat personali, le mail di lavoro, le app che misurano i passi e quelle che contano i soldi. Ci divertono, ci annoiano, ci rappresentano. Ma questa è solo la parte romantica della storia. Perché in quell’involucro di chip, vetro e alluminio, apparentemente innocuo, si nasconde un patrimonio di informazioni che può letteralmente metterci in ginocchio. Si chiamano ancora telefoni, ma è un’antonomasia ormai restrittiva. Servono a telefonare, certo, ma sono diventati i nostri uffici portatili, i nostri jukebox, i cinema tascabili, da qualche anno persino i nostri bancomat. Senza di loro siamo disarmati, spaesati, improvvisamente vulnerabili.

Costano molto. Alcuni modelli sfiorano i 2.000 euro. Eppure, se veniamo derubati, rapinati o borseggiati, quello — paradossalmente — è il danno minore. Il vero valore è dentro. I dati sensibili hanno un mercato parallelo, silenzioso e redditizio: password, accessi bancari, identità digitali. Un doppio binario che alimenta la crescita dei........

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