Omicidio Ascione, Autiero resta in carcere ma conferma: «Colpo partito per errore, non volevo uccidere il mio amico» |
Il 23enne fermato per la morte del giovane a Ponticelli davanti al gip
«Avevo la pistola tra le mani. Stavo raccontando quello che era successo, ma il colpo è partito per errore. Non volevo uccidere il mio amico». È affidata a queste parole la versione fornita da Francescopio Autiero, il 23enne fermato per la morte di Fabio Ascione, ucciso all’alba di martedì 7 aprile nel quartiere Ponticelli, a Napoli. Davanti al giudice per le indagini preliminari, il giovane si è formalmente avvalso della facoltà di non rispondere, scegliendo però di rendere dichiarazioni spontanee. Al termine dell’udienza di convalida, il gip ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari.
La svolta nelle indagini è arrivata dopo giorni di irreperibilità: Autiero si è consegnato ai carabinieri alla vigilia dei funerali della vittima, poche ore dopo il fermo del minorenne che guidava lo scooter su cui il 23enne viaggiava al momento di un precedente conflitto a fuoco con un gruppo rivale proveniente da Volla. Una decisione che ha consentito agli inquirenti di acquisire la sua ricostruzione dei fatti. Secondo quanto emerso, e in linea con gli accertamenti condotti dai carabinieri di Poggioreale sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, dopo la sparatoria il giovane avrebbe trovato riparo nei pressi dei campetti di calcio di via Miranda. Qui, in mezzo ad altri ragazzi, tra cui il cugino della vittima, avrebbe iniziato a maneggiare l’arma, rievocando e mimando le fasi dello scontro armato. In quel contesto sarebbe partito il colpo che ha colpito mortalmente Fabio Ascione.
Una dinamica che la difesa sostiene essere accidentale, ma che dovrà ora essere verificata attraverso perizie balistiche e ulteriori riscontri investigativi. Restano infatti ancora diversi punti da chiarire, a partire dall’esatta sequenza degli eventi che hanno portato allo sparo fatale. Al termine di una lunga camera di consiglio, il giudice ha convalidato il fermo, ritenendo solido l’impianto accusatorio allo stato degli atti. I legali del 23enne, Leopoldo Perone e Simone Grossi, hanno già annunciato ricorso al Tribunale del Riesame, contestando la misura cautelare. Diversa la posizione del minorenne coinvolto, al quale non viene contestato l’omicidio, ma reati legati alla detenzione e al porto illegale di arma da fuoco. Secondo gli inquirenti, avrebbe guidato lo scooter durante il raid e preso parte esclusivamente al conflitto a fuoco avvenuto poco prima dell’uccisione di Ascione. Anche nel suo caso, durante l’udienza, si sono registrati momenti di forte tensione emotiva e dichiarazioni ammissive.
L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra gruppi di giovani provenienti da aree limitrofe. Poco prima dell’omicidio, infatti, Autiero avrebbe partecipato a uno scontro armato nei pressi di un’attività commerciale di viale Carlo Miranda, una zona densamente frequentata nelle prime ore del mattino. Le accuse mosse riguardano, tra l’altro, la detenzione e il porto illegale di arma da fuoco in concorso, nonché la partecipazione a un conflitto a fuoco in luogo pubblico, con l’aggravante di aver agito avvalendosi delle condizioni di intimidazione riconducibili a contesti di criminalità organizzata. In particolare, gli investigatori richiamano il riferimento al clan De Micco, attivo nel quartiere di Ponticelli, e al clima di omertà che caratterizza l’area. Gli inquirenti stanno ora approfondendo i legami tra i soggetti coinvolti e ambienti già noti alle forze dell’ordine, per stabilire se si tratti di un episodio isolato o dell’espressione di dinamiche criminali più strutturate. L’indagine prosegue su più fronti, tra analisi tecniche, testimonianze e ricostruzioni, nel tentativo di delineare con precisione responsabilità e circostanze di una vicenda segnata da armi, rapporti personali e tensioni radicate nel territorio.
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