Marina Barham, direttrice di teatro a Betlemme: «Gli artisti non possono separarsi da ciò che accade nel mondo»

L'esperienza di gestione del teatro Al-Harah al centro di un incontro al C.a.s.a. di Napoli: «Abbiamo tutti una responsabilità verso la giustizia, i diritti umani e la libertà di espressione»

«Chi lavora nell’arte non può essere separato da ciò che accade nel mondo. Gli artisti hanno una responsabilità verso la giustizia, i diritti umani e la libertà di espressione». Marina Barham, direttrice del teatro Al-Harah di Betlemme, è appena arrivata a Napoli. Questa sera alle 19 sarà protagonista dell’incontro Una voce per il teatro e la cultura in Palestina al Centro delle arti della scena e dell’audiovisivo (C.a.s.a). Barham si soffermerà sulla situazione attuale in Palestina e sul ruolo del teatro nell'aiutare la comunità a superare i traumi. «Il teatro – spiega – sta riconquistando spazio, ritrovando la propria voce e proteggendo lo spirito creativo che riflette il dolore e il percorso intenso delle persone».

Quali sono le principali difficoltà per chi lavora nel teatro in Palestina? «Le restrizioni agli spostamenti sono enormi: tra città, villaggi e campi profughi esistono circa 1.200 cancelli oltre ai checkpoint. Un tragitto di quaranta minuti, come Betlemme-Hebron, può diventare di due o tre ore. Al problema logistico dovuto all’occupazione, si aggiunge la paura costante di essere fermati, perquisiti, arrestati o picchiati. Una mia collega, Nada, con disabilità uditiva, è stata fermata al ritorno da Ramallah: una soldatessa l’ha fatta scendere dall’auto accusandola di ridere e l’ha colpita allo stomaco. È rimasta traumatizzata. Infine, naturalmente i finanziamenti sono un problema enorme per le organizzazioni della società civile. L’Unione europea era uno dei principali finanziatori della cultura, delle arti e dei diritti umani in Palestina. La situazione è cambiata nel 2019,........

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