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Il «populismo» del manto erboso

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13.11.2019

Quel «pasticciaccio brutto» che è diventato l’ammutinamento dei calciatori azzurri racconta, tra le righe, molte più cose di quante i protagonisti sospettino. E tutte, guarda caso, hanno ben poco a che fare con il calcio e le sue beghe. A cominciare dalla fatidica scomparsa dell’intermediazione. Vi ricordate quelli che, un tempo, venivano definiti appunto «corpi intermedi»? Parliamo di partiti, sindacati, giornali, associazioni e roba simile: la rivoluzione digitale ha indebolito sensibilmente il loro ruolo fino, in alcuni casi, a cancellarlo dalle mappe del potere. Il dialogo tra i cittadini e le istituzioni oggi non ha più filtri capaci di smussare gli angoli e arare il terreno prima della semina politica. Così l’orda delle voci si riversa direttamente sui social, dove ciascuno difende testardamente il suo punto di vista e ascolta soltanto chi lo condivide. La ricerca di un’intesa viene svilita al pari di un cedimento alle ragioni altrui, l’interesse individuale prevale sul bene comune.

Vi chiederete cosa c’entri questo predicozzo con le risse negli spogliatoi e la rivolta d’una ventina di milionari in mutande pronti a trasformarsi negli eredi di Spartacus pur di non passare qualche notte fuori casa? C’entra eccome, perché se nel calcio Napoli fossero esistiti i vituperati........

© Corriere del Mezzogiorno