Omicidio dell'ingegnere Salvatore Coppola, condannati a 27 anni il sicario e il mandante, marito dell'imprenditrice antiracket

Esclusa per entrambi l'aggravante mafiosa. I due hanno confessato durante il processo: alla base del delitto un contrasto sorto per l'asta di una lussuosa villa

La vittima, Salvatore Coppola

Ingegnere ucciso per questioni legate ad un lussuosa villa finita all'asta: condannati a 27 anni di reclusione il mandante e a 27 anni e mezzo il sicario. Esclusa per entrambi l'aggravante mafiosa. Poco fa, i giudici della terza sezione della Corte d'Assise di Napoli hanno emesso la sentenza per l'omicidio dell'ingegnere Salvatore Coppola, 66 anni, avvenuto l'11 marzo 2024, a San Giovanni a Teduccio. A rappresentare l'accusa in aula il pm Sergio Raimondi.

Ad ordinare l'omicidio fu Gennaro Petrucci, 74enne marito di Silvana Fucito, imprenditrice simbolo dell’antiracket, che assoldò per 20mila euro Mario De Simone, oggi 65enne: entrambi hanno confessato durante il processo. In aula, i due imputati hanno confermato rispettivamente di aver ordinato ed eseguito il delitto. Nelle ultime udienze, infatti, alla confessione di Petrucci si è aggiunta anche quella di Mario De Simone, detenuto da due anni per questi fatti, che ha confermato anche di aver «ucciso per 20mila euro».

Coppola è stato ammazzato nel parcheggio del supermercato Decò di San Giovanni a Teduccio, lungo il corso Protopisani, a pochi passi dal suo ufficio. Ex collaboratore di giustizia, in passato Coppola aveva testimoniato anche in processi di camorra, poiché ritenuto colletto bianco legato al clan Mazzarella. Ma l'omicidio era completamente slegato da quelle vicende, come hanno confermato i due imputati, nonostante Petrucci e la moglie, Silvana Fucito, per un periodo presidente della Federazione antiracket italiana, fossero stati compari di anello di Nunzia Mazzarella, figlia di Gennaro, fratello del capoclan Vincenzo.

L'assassinio dell'ingegnere sarebbe riconducibile a una querelle sorta a causa di una lussuosa villa a Portici dei coniugi Petrucci-Fucito, finita all'asta dopo un'altra vicenda giudiziaria. C'era Coppola dietro l'asta della villa, dopo che i due coniugi imprenditori erano rimasti coinvolti in un processo per falso ed evasione che li ha portati al fallimento e al sequestro giudiziario dell'immobile.

«Io non volevo ammazzarlo, doveva essere sparato alle gambe perché se lo meritava per quello che stava facendo», aveva confessato il mandante in aula. Secondo Petrucci, la gambizzazione era stata decisa perché Coppola si stava vendicando della moglie che lo aveva denunciato. «La sera dell’omicidio De Simone mi disse che aveva fatto "il servizio" (l’omicidio), gli diedi 500 euro e 4 bottiglie di vino. In totale – ha detto ancora Petrucci durante la sua deposizione a processo– gli ho dato 7mila euro». Il totale pattuito con Mario De Simone era di 20mila.

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5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 15:00)

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