Jlenia Musella uccisa dal fratello a Napoli, la Procura: |
È quanto emerge dai primi riscontri tecnici nel corso degli accertamenti disposti dalla Procura di Napoli sull'omicidio del 3 febbraio scorso al rione Conocal
Non ci fu nessun lancio del coltello. Giuseppe Musella aveva saldamente nelle mani l’arma, quando ha trafitto il cuore della sorella 22enne Jlenia, uccisa il 3 febbraio scorso nel rione Conocal, periferia est di Napoli. Un solo fendente alla schiena, una sola coltellata che ha raggiunto il cuore della giovane, che invano aveva tentato la fuga. È quanto emerge dai primi riscontri tecnici nel corso degli accertamenti disposti dalla Procura di Napoli.
Le indagini (procuratore aggiunto Raffaello Falcone, sostituti Tufano e Vinci), sono state delegate agli agenti della Squadra mobile della Questura partenopea. Il coltello, dunque, non fu lanciato, come invece aveva riferito in sede di interrogatorio il 28enne che — assistito dagli avvocati Andrea Fabbozzo e Leopoldo Perone — ha confessato di aver ucciso sua sorella al culmine di una lite, l’ennesima tra i due, che condividevano un alloggio popolare nel rione di palazzine nel quartiere Ponticelli. A poco più di un mese dal delitto in famiglia, gli inquirenti hanno escluso che quella grave ferita alla schiena, provocata con un coltellaccio da cucina e risultata fatale, possa essere stata frutto del lancio dell’arma, ritenuto improbabile già dai primi istanti.
Per trafiggere in quella maniera la povera vittima, l’assassino ha impresso una forza notevole, non ritenuta compatibile con un lancio del coltello, tra l’altro da una distanza che sarebbe andata tra i 4 e gli 8 metri. Jlenia, infatti, sarebbe stata colpita quando era ormai all’esterno dell’abitazione, quasi all’altezza del portone del palazzo, dove era fuggita scalza. Inoltre, il coltello venne ritrovato sotto un camioncino e nessuna delle persone ascoltate come testimoni ha mai riferito che qualcuno avesse estratto l’arma prima della disperata corsa in ospedale, poi rivelatasi inutile. Secondo il racconto del 28enne, la lite sarebbe degenerata dopo che la 22enne avrebbe colpito il cane del fratello per aver urinato nella stanza di lei. Un gesto che avrebbe provocato l’ira del 28enne. Un movente che, come per la dinamica, non convince completamente gli inquirenti, alla ricerca del vero motivo che ha scatenato l’ira di Giuseppe contro la sorella Jlenia Musella.
Troppo poco un banale litigio legato al pitbull del 28enne per poter scatenare una rabbia incontrollabile, la violenza, infine l’omicidio. Inoltre, secondo gli accertamenti della polizia scientifica, il cane non aveva riportato ferite, ma le tracce di sangue erano probabilmente della giovane vittima. La sera del delitto, dopo la coltellata fatale ed essersi liberato della maglietta insanguinata, Giuseppe Musella accompagnò la sorella al pronto soccorso di Villa Betania insieme ad altri conoscenti. Poi, si allontanò dall’ospedale e si presentò solo dopo alcune ore in Questura, per confessare l’omicidio agli agenti della Polizia di Stato, raccontando una versione che non è stata ritenuta del tutto attendibile ed è ancora al vaglio degli inquirenti. Dopo la convalida del fermo, il 28enne è in carcere.
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10 marzo 2026 ( modifica il 10 marzo 2026 | 09:46)
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