La guerra In Iran pesa

Allarme rincari energetici. Cgil e Adoc: «Colpite le fasce deboli, aumenti negli alimentari»

La guerra di Israele e Usa all’Iran peserà sulle imprese campane per 429 milioni di euro. In una sola settimana di conflitto, i prezzi di gas ed energia elettrica sono schizzati alle stelle. Se infatti il 27 febbraio, vigilia del primo bombardamento su Teheran, il gas si scambiava a 32 euro a megawattora e l’energia elettrica a 107,5; al 4 marzo il gas è salito a 55,2 euro e l’energia elettrica a 165,7. Quest’impennata, se dovesse diventare strutturale, comporterebbe una crescita dei costi dei processi produttivi e un conseguente aumento del prezzo finale di beni e servizi. La Cgia di Mestre ha stimato che per le imprese italiane il caro energetico costerà 10 miliardi di euro, con un pesante impatto sui conti delle aziende dei comparti energivori.

In Campania le imprese a più alto consumo energetico rispetto al valore prodotto sono principalmente nelle province di Napoli (45%) e Salerno (25%). Ci sono poi i distretti industriali, a partire da quello conciario di Solofra per arrivare all’automotive di Pomigliano, passando per il distretto orafo di Marcianise, quello farmaceutico, il chimico di Salerno e le varie filiere agroalimentari locali. Realtà fatte di imprese a processi produttivi ad alto consumo energetico che, viste le loro dimensioni, sono deboli nelle trattative per gli approvvigionamenti. La Cgia stima che su questi comparti campani peserà, nel prossimo anno, un aumento di spesa per l’energia del 13,5%, per un totale di 429 milioni di euro.

«Esistono in Campania alcune criticità strutturali - spiega Nicola Ricci, segretario generale Cgil Napoli e Campania -. Qui imprese e famiglie già pagano bollette tra le più alte d’Europa e grossa è anche la sofferenza nel mondo imprenditoriale che, a causa dei costi alti, è poco competitivo e nelle famiglie campane con redditi più bassi che affrontano il rischio della “povertà energetica” a causa dei rincari. Non bastano i decreti governativi, in grado solo di rinviare le cause strutturali». La guerra all’Iran non peserà solo sulle imprese, ma anche sulle tasche dei cittadini campani. 

«L’aumento dei costi energetici viene trasferito dalle imprese direttamente sui clienti finali — spiega Vincenzo Di Giacomo dell’Adoc Campania, l’associazione nazionale per la difesa e l’orientamento dei consumatori promossa dalla Uil —. Il rincaro del trasporto nel settore alimentare già si fa sentire nel carrello. Con l’Osservatorio sui prezzi in Campania andiamo nei mercati rionali a rilevare i prezzi e abbiamo già registrato un livellamento verso l’alto, un campanello d’allarme che mostra gli effetti immediati della guerra sulle tasche dei consumatori». 

Dunque le bombe su Teheran stanno cambiando anche gli equilibri dei mercati rionali campani, d’altronde «quando si mettono in moto queste escalation — dice Di Giacomo — i cittadini del Sud sono più penalizzati. Ai consumatori si può chiedere di stringere la cinghia ma tra un po’ i buchi finiscono e per evitare una crisi servono risposte strutturali, chi governa non può continuare a puntare su soluzioni tampone». E se l’Adoc si impegna a vigilare sulle speculazioni, i tassisti partenopei chiedono un incontro con il presidente della Regione, Roberto Fico, e l’assessore ai Trasporti, Mario Casillo, «per discutere e individuare possibili soluzioni a tutela della categoria — si legge in una nota del Comitato tassisti di base — dopo un incremento esponenziale del costo del carburante» e già denunciano fenomeni di «speculazione da parte di alcuni operatori del settore della distribuzione dei carburanti».

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