Don Peppe Diana, la sorella: «La sentenza che condanna chi lo diffamò arriva tardi, ma spazza via un'ombra. Per noi è risarcimento morale» |
Il parroco ucciso dai clan fu definito «camorrista», dopo 21 anni Libra Editrice dovrà risarcire i fratelli con 100mila euro. Marisa Diana: «Mia madre morta mentre attendeva giustizia. E' stato difficile raccontare ai nipoti chi era lo zio»
«Mia madre è morta mentre attendeva giustizia, dopo anni di grande sofferenza. Alla rabbia per la perdita del figlio, ucciso dalla camorra, si aggiungeva quella per l'ombra gettata sulla sua figura. Questa sentenza arriva tardi, molto tardi. Ma finalmente spazza via quell'ombra. E ringrazio Roberto Saviano per averlo raccontato così bene». Marisa Diana è la sorella minore di don Peppe Diana, il parroco anti clan colpito da 5 proiettili nella sua chiesa di Casal di Principe il 19 marzo del 1994. à insegnante, lavora a San Cipriano d'Aversa, ed è in una pausa tra due lezioni che commenta la notizia della sentenza che condanna per diffamazione la Libra Editrice, editrice dei quotidiani Cronache di Caserta e Cronache di Napoli, per un articolo pubblicato il 28 marzo 2003 dal Corriere di Caserta nel quale il prete venne definito camorrista e custode delle armi della mafia casalese. La famiglia del sacerdote, in particolare i genitori, Iolanda Di Tella e Gennaro Diana, presentarono subito una denuncia, ma hanno avuto giustizia solo a distanza di 21 anni, dopo la loro morte. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito che i fratelli di don Peppe Diana dovranno essere risarciti con 100mila euro.Â
«Non mi importa della cifra, per noi questo è un risarcimento morale, giusto, che attendevamo da molto tempo. Per i miei genitori, e per tutti noi, è stata molto dura. Mentre affrontavamo il dolore per la perdita abbiamo dovuto combattere contro chi voleva infangare la memoria di mio fratello, raccontando bugie sul suo conto, e contro chi, a Casal di Principe, dove tuttora viviamo, sceglieva di credere a queste parole piuttosto che alla verità di un uomo pulito, che ha fatto solo del bene e ha dato se stesso per gli altri. Abbiamo provato una grande rabbia e ci è voluto troppo tempo perché la giustizia affermasse, con questa sentenza, questa verità . Il momento più difficile? Raccontare ai nostri figli chi era lo zio, che non hanno conosciuto», aggiunge Marisa Diana, «spiegare che certe voci sul suo conto erano false, difendere la sua figura. Ma per fortuna in questi anni non siamo stati i soli, a farlo: in tanti hanno onorato la sua memoria e si sono spesi per raccontare chi era davvero Don Peppe Diana».Â
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8 gennaio 2025 ( modifica il 8 gennaio 2025 | 13:14)
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