Claudio Baglioni incontra gli studenti a Napoli: «I fanghi e quella luna di miele dei miei genitori, ecco perché sono un po' di Ischia»

Il cantautore e architetto riceve una pergamena dal rettore e racconta alcuni aneddoti della sua vita durante un incontro con studenti sul suo Grand Tour che lo porterà in concerto a Paestum, Pompei e alla reggia di Caserta

«Ricordo che quando ero piccolo sentivo continuamente il racconto di questa luna di miele dei miei genitori a Ischia, in verità una luna di miele posticipata perché al momento del matrimonio non ebbero la possibilità di viaggiare. Ecco, io sono nato poco meno di un anno dopo. Solo dopo ho capito perché erano tanto legati a Ischia.  Io sono fatto un po' di Ischia». Nel cuore monumentale del complesso cinquecentesco di San Marcellino, sede storica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Claudio Baglioni si lascia andare a più di un aneddoto intimo durante un incontro con  gli studenti in un dialogo fitto e appassionato che ha attraversato musica, arte, paesaggio e architettura. L’appuntamento, significativamente intitolato “Il Grand Tour tra musica, arte, paesaggio e architettura. Claudio Baglioni dialoga con gli studenti della Federico II”, si inserisce in un percorso di riflessione che unisce la tradizione culturale europea all’esperienza contemporanea del fare musica.

L’incontro, riservato agli iscritti ai corsi di laurea in Musicologia, storia dell’arte, storia dell’architettura e geografia, si è configurato come una tappa simbolica di un più ampio itinerario ideale: quello del “Grand Tour”, reinterpretato oggi dall’artista come viaggio estetico e interiore. Un’idea che si tradurrà, a partire da giugno, nella nuova stagione di concerti dal titolo “Grand Tour: La Vita è Adesso”, destinata a toccare luoghi di straordinario valore storico e paesaggistico, con una particolare attenzione alla Campania. L’artista sarà al Gran teatro di Pompei il 20 e 21 luglio, il 27 agosto negli Scavi di Paestum e il 12 e 13 settembre alla Regia di Caserta.

Ad aprire l’incontro è stato il saluto istituzionale dell’Ateneo, che ha sottolineato il valore di momenti come questo nel dialogo tra università e grandi protagonisti della cultura italiana. Baglioni, accolto come “poeta della musica italiana”, ha ricevuto un riconoscimento dal Rettore Matteo Lorito per il suo percorso artistico e per la scelta di trasformare i concerti in una narrazione della bellezza, capace di coniugare musica e patrimonio culturale.Nel suo intervento, l’artista ha ripercorso con tono intimo e ironico alcuni passaggi della propria carriera, soffermandosi sul significato del viaggio che sta per intraprendere. Non una semplice tournée, ma «un ultimo giro itinerante», come lui stesso lo definisce, pensato come esperienza condivisa tra artista e pubblico. Un viaggio che richiama, nella sua essenza, quello dei giovani aristocratici dell’Ottocento che attraversavano l’Europa per formarsi alla bellezza.

Baglioni ha raccontato di aver scelto consapevolmente luoghi carichi di storia e identità: «I posti vibrano, danno sensazioni diverse. Non è vero che ogni luogo sia uguale a un altro». Ed è proprio questa relazione tra spazio e musica a costituire uno degli assi portanti del progetto: la performance non come evento isolato, ma come dialogo con l’architettura, il paesaggio, la memoria.

Nel corso dell’incontro, sollecitato dalle domande degli studenti, Baglioni ha affrontato anche temi legati all’evoluzione della canzone e dell’industria musicale. Sul tema del tempo nella musica, ha osservato come la durata dei brani si sia progressivamente contratta, riflettendo una trasformazione più ampia della società: «Non è solo la musica: si sono accorciati i tempi di attenzione, i tempi di lettura. È il segno della nostra epoca». Eppure, rivendica una certa fedeltà a forme più ampie e narrative, anche nei suoi concerti, che raramente scendono sotto le tre ore.

Sul rapporto tra musica e sentimento, e in particolare sull’amore, ha offerto una riflessione disarmante nella sua semplicità: «Le canzoni d’amore sono le più difficili da scrivere, perché parlano di un ‘io’ fragile. Si scrivono forse proprio perché non si è capito davvero cosa sia l’amore». Una dichiarazione che restituisce il senso di una ricerca mai conclusa, capace di attraversare generazioni.

Non è mancato, nel racconto, un’incursione nella sua formazione da architetto - «credente ma non praticante», come ama definirsi - che diventa chiave di lettura del suo approccio artistico. L’architettura, immaginata da bambino come gesto capace di indicare la bellezza, ritorna oggi nella costruzione dei suoi spettacoli: spazi pensati, disegnati, abitati dalla musica.L’incontro si in un’aula gremita e partecipe. Il dialogo tra Baglioni e gli studenti si è trasformato in un viaggio collettivo, sospeso tra memoria e futuro, tra disciplina e ispirazione. Un piccolo Grand Tour, già cominciato.

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