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Ugo Cilento: «Guardo avanti, fiero di 150 anni di arrtigianato»

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30.03.2026

Ho tenuto lezioni a Parigi, al Lycée Polyvalent Louise Michel, un bel dialogo tra sartoria napoletana e alta moda francese

Ugo Cilento è da poco rientrato da Parigi dove ha incontrato un gruppo di studenti che stanno portando avanti un progetto sulla sua azienda. Ha tenuto lezioni al Lycée Polyvalent Louise Michel — iniziativa alla quale ha presenziato anche il Console Generale e Consigliere d’Ambasciata Jacopo Albergoni — che hanno fatto seguito alla visita degli studenti a Milano negli spazi di Brera della Maison Cilento 1780, dove hanno conosciuto la storia dell’azienda, osservato le lavorazioni e toccato con mano tessuti, cravatte e accessori, entrando in contatto con l’artigianato italiano.

«Alle nuove generazioni — sottolinea Cilento — alle prese con l’intelligenza artificiale, si può e si deve parlare di storia e artigianato partendo da fatti concreti e sostenendo il valore della coerenza che caratterizza, oggi e sempre, le scelte che nel corso di due secoli Cilento 1780 ha portato avanti, senza mai venire meno alla propria identità. Siamo espressione storica della manifattura napoletana e la nostra storia è intrecciata con quella del costume italiano mantenendo il legame con Napoli, culla di una tradizione sartoriale riconosciuta a livello internazionale». Dunque ai giovani si racconta il valore di una cultura dove l’eleganza si intreccia con misura, funzionalità e attenzione al dettaglio. «La napoletanità non è solo un’origine geografica, ma una visione estetica e culturale. Il ruolo dell’artigianato è patrimonio culturale prima che produttivo — dice —. Un approccio che nella tradizione napoletana ha una delle sue espressioni più emblematiche: tecnica e sensibilità convivono in un linguaggio stilistico distintivo. E le creazioni Cilento, abiti, cravatte, accessori , diventano sintesi di questa eredità culturale».

Il dialogo fra alta sartoria maschile napoletana e alta moda francese è possibile. «La Francia rappresenta la culla dell’alta moda e della cultura progettuale — ricorda Ugo —. Napoli è una delle capitali europee della sartoria, dove la tradizione manifatturiera ha sviluppato un’estetica fondata sull’equilibrio tra rigore e naturalezza e dove la materia diventa strumento espressivo oltre che tecnico. Il confronto è in uno spazio condiviso, dove culture dello stile diverse ma complementari si incontrano: due lingue, due modi di vedere la moda e la capacità comune di condividere e accogliere».Ugo Cilento è l’ottava generazione di una famiglia la cui storia è intrecciata all’azienda dal 1780. E ha imparato presto che per restare se stessi occorre saper cambiare e capire i tempi e il nuovo che avanza. «Bisogna saper guardare avanti — rivela — ad una eleganza contemporanea, mantenendo salde le proprie radici. La mia azienda ha quasi 250 anni di storia legati sempre alla stessa famiglia: un caso rarissimo anche guardando all’ Europa. Ha avuto la grande capacità di evolversi confrontandosi con guerre, storie, stili e consumi completamente diversi. E fra Napoli e Milano siamo fra i 140 musei nazionali di impresa: abbiamo atteso per cercare un luogo giusto da affiancare a quello di Napoli. Una attesa premiata: a Milano siamo in uno spazio che ha fatto la storia di Brera, frequentato da Volta, Alessandro Manzoni, Napoleone...». Ma il rapporto di Cilento con l’arte va anche oltre gli spazi fisici. «La mia azienda — ricorda — lavora con le opere d’arte, ci affianchiamo ai musei per condividere i loro tesori. Un esempio sono il foulard e la cravatta del San Carlo, dai colori polverosi che rispettano quelli del Massimo. Musei ma non solo, sono nostre anche le cravatte per Frecciarossa, l’Accademia della cucina... un elenco lunghissimo di collaborazioni fra storia e futuro». Un futuro al quale si strizza l’occhio mantenendosi però sulle proprie posizioni: Cilento non vende online. «Chi si avvicina a noi è consapevole di trovare cultura, sapienza e stile: emozioni e non prodotti copia incolla — rivendica Ugo —. Abbiamo un bel sito internet, una linea aperta con i clienti, ma rifuggiamo dalla produzione in serie».

Niente numeri, dei fatturati non si parla, ma il passaggio generazionale ha segnato una decisa spinta in avanti dell’azienda «che sotto la mia guida è molto cresciuta. Mio padre Martino — ricorda Cilento — ha saputo guardare avanti coinvolgendomi quando ancora ero all’Università e facendomi partire dal deposito: in produzione sono arrivato molti anni dopo. Ho fatto la vera gavetta: avevo 22 anni, oggi ne ho 55 e so tutto di tutto della mia azienda».Il cambio generazionale resta un nodo complesso e Ugo ci si confronta nel suo ruolo al vertice dell’associazione dei Centenari. «Molti giovani — dice — si sentono capitani d’azienda fin da subito e saltano la fase della crescita incominciando dal vertice. Da presidente delle Aziende storiche familiari italiane, so che tanti si trovano davanti a questo tema. Non c’è una formula magica, ma solo la capacità da parte del giovane di essere umile e capire che bisogna sedersi in fondo alla fila. Io mi sono preso grandi responsabilità, compresa quella di cambiare sede. È stato un cambiamento ponderato, ma sofferto. Serve sempre una visione e occorre fare delle scelte prima che arrivino i problemi. Mi spostai da via Medina alla Riviera di Chiaia quando non era necessario farlo, ma era possibile prevedere che la scelta si sarebbe imposta». Le aziende centenarie che fanno parte dell’associazione sono 40 «e la loro storia è legata ad un singola famiglia. Abbiamo una richiesta costante di nuovi associati, ma operiamo rispetto alle tante domande una scrematura importante. L’associazione nasce 25 anni fa a Napoli e inizialmente, per statuto, c’era un vincolo regionale. Poi siamo diventati associazione nazionale ma la quota delle aziende del Mezzogiorno resta significativa».

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