Tre vittime stradali a Napoli, l'assessore De Iesu: «Col divieto dell’autovelox ogni limite di velocità è inutile»
L’assessore alla Sicurezza del Comune: «C’è un vuoto normativo. Controlli impossibili»
L’assessore alla Sicurezza del Comune di Napoli, Antonio De Iesu, non si nasconde dietro il fumo di progetti da realizzare e iniziative dal profilo risolutivo.
«Il problema degli incidenti c’è, ma le armi che abbiamo per fronteggiarlo sono decisamente spuntate».
Corso Vittorio Emanuele e corso Garibaldi sono due strade da tempo sotto i riflettori per la loro pericolosità.
«Ne siamo consapevoli, infatti su Corso vittorio Emanuele sono stati installati quattro dissuasori».
Il corso Vittorio Emanuele è anche inserito fra le zone a 30 all’ora.
«Se bastasse questo saremo a posto. Il problema è un altro: non ci sono strumenti per controllare il superamento dei limiti di velocità. Per decreto, per ordinanza, non si può ricorrere all’ausilio degli autovelox. Il prefetto di Napoli ha inviato una direttiva a tutti i Comuni dove si specifica che non si può ricorrere a strumenti tecnologici di rilevamento della velocità — né autovelox fissi né portatili — a causa di un vuoto normativo del Governo che va colmato. E senza questi strumenti il controllo non è sostenibile».
Niente autovelox, niente contravvenzioni.
«È così, cosa si può contestare a chi corre troppo? Al di là de fatto che non possono esserci pattuglie in ogni angolo, ad ogni incrocio, la questione è legata ad un vuoto normativo che impedisce i controlli. Si può fare anche un’ordinanza di restare sotto i 20 chilometri orari se si circola in città, ma senza strumenti di verifica tutto resta sulla carta».
I dissuasori evidentemente non bastano.
«Ma no, stiamo cercando di metterli dove possibile. È quello che abbiamo fatto su corso Vittorio Emanuele. Ma è chiaro che non si può anticipare così un incidente. Poi ci sono i casi specifici: in corso Garibaldi dove è avvenuto l’incidente domenica, non è possibile montare alcun dissuasore: ci sono i binari del tram e la preferenziale. Altrove ci sono strade con i sanpietrini».
Ci sono altre iniziative che state perseguendo?
«Stiamo andando in 25 scuole nelle 10 Municipalità con un gruppo motivato di poliziotti municipali che fanno parte di una associazione molto attiva nel campo delle azioni a sostegno del rispetto del Codice della strada e dell’educazione ai giovani. Corsi molto apprezzati e riconosciuti come validi. Ma è chiaro che non basta. La fase sanzionatoria e repressiva è importante. Se non ci sono strumenti per contestare la velocità è tutto lettera morta».
Napoli è una città dove la velocità di auto e scooter è generalmente sostenuta?
«Premesso che è impossibile stare nella testa delle persone, restiamo ai fatti. C’è una tendenza da parte degli automobilisti a non essere attenti: lo scorso anno la polizia municipale ha sequestrato 2.000 patenti ad automobilisti che utilizzavano il cellulare alla guida. La fonte dei problema è la velocità sostenuta e il mancato rispetto di una serie di norme del Codice della strada. E le vittime predestinate sono i pedoni. Noi siamo intervenuti in molti modi, anche rifacendo la carreggiata in strade più complesse come corso Umberto, portiamo avanti una campagna di sensibilizzazione. Ma il problema c’è e non solo di morti si deve parlare, ma anche dei moltissimi feriti che restano vittime di incidenti. Serve la possibilità di fare controlli — con dispositivi fissi e mobili — perché solo se i trasgressori sanno che rischiano qualcosa in termini di contravvenzioni allora ci sarà una prima inversione di tendenza».
Napoli, le vittime della strada riaccendono la discussione in Consiglio comunale: sicurezza ai minimi storicidi Redazione online
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