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Ciro Fiola: «Pronto a fare il sindaco di Napoli. Il mio slogan? “Vota per te stesso”»

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11.03.2026

Il forum al Corriere del Mezzogiorno con Il presidente della Camera di commercio: «La politica? Mai dire mai. Manfredi? Trasversale. Fico? Sfida difficile»

In fondo è una questione di sliding doors. Porte scorrevoli che si chiudono e si aprono — svelando nuovi orizzonti — e che trasformano situazioni difficili in una serie di vantaggi. È accaduto a Ciro Fiola, presidente della Camera di commercio di Napoli, che ha affrontato molti ostacoli tramutandoli in opportunità. Fiola alle spalle ha molte vite diverse — venditore di pesciolini rossi, scaricatore di porto (è stato leader dei camalli), poi macellaio — tenute insieme dal filo sottile eppure resistentissimo della politica.

Con Vincenzo De Luca i rapporti sono stati aspri.«Mi fece fuori da Campania Libera. E devo però ammettere che fu la mia fortuna perché da lì imboccai un’altra strada e presi il volo».

Da consigliere comunale con de Magistris sindaco non ha mai voluto incarichi cui tanti ambivano. Diceva di non avere tempo.«Non volevo incarichi e il mio tempo lo utilizzavo per fare voti».

Voti che hanno sostenuto anche le campagne elettorali di De Luca, grazie all’ascesa di sua figlia Bruna.«I voti camminano. Stesso cognome e, mi sia permesso dirlo anche se parlo di mia figlia, grande valore. Bruna ha messo a segno tanti progetti importanti».

Qual è il suo patrimonio di consensi?«Intorno alle trentamila preferenze».

Voti che ora potrebbero rimettersi in cammino e sostenerla per le prossime elezioni comunali? Ci sta facendo un pensierino?«I voti sono come i delfini, si spostano, camminano. E ci penso... Mai dire mai».

Insomma, ci pensa a candidarsi da sindaco?«Ci penso sempre. E sono molti quelli che mi chiedono di presentarmi. Se vale la pena non mi tiro indietro: del resto sono sempre pronto. Lo ero negli anni Ottanta quando sono stato eletto consigliere circoscrizionale e ho continuato ad esserlo: non mi sono mai fatto trovare impreparato».

Lei è stato vicinissimo a de Magistris. Poi cosa è successo?«De Magistris ha distrutto una città».

E di Gaetano Manfredi cosa pensa?«È un sindaco trasversale, che a differenza del fratello non ha un approccio militante. Ho letto di un suo progetto civico, dove però coinvolge i partiti...».

Cose buone che ha realizzato?«L’arrivo dei fondi del Patto per Napoli».L’America’s Cup?«I neozelandesi sono stati bravi. Si sono proposti più volte a molti di noi e so che non si fidano di quelle che sono le prospettive dei lavori. Del resto a Napoli mancano gli spazi a mare e posso ben dirlo io che ero nel board del Marina di Napoli: dovevano essere realizzati tre porti, ma ci sono stati molti veti incrociati»

Le criticità che contesta a Manfredi?«I consigli comunali che vanno deserti, la mancanza di un Global service per dare vita ad un piano strade...».

Prenderebbe un caffè con lui?«Un caffè non si nega a nessuno».

Parliamo del San Carlo, al quale lei ha negato i finanziamenti.«Anche qui eravamo pronti. Ma dare contributi milionari senza avere un posto nel Consiglio d’indirizzo mi pare troppo: lo dissi chiaramente a Emmanuela Spedaliere la quale sottolineò che per noi non era previsto alcun ruolo».

Dal teatro alla stadio. Qual è la sua ricetta per il Maradona?«La mia posizione è da sempre chiara: lo stadio è del Comune che lo concede in fitto ad una società, una azienda che produce utili. Ed è questa che deve pagare un canone e occuparsi della gestione e della manutenzione».Passiamo alla Regione e a Roberto Fico.«Viene dal Movimento 5 Stelle. È il populista che deve diventare popolare. Una sfida difficile soprattutto con gli errori a monte che ha compiuto, restando di fatto nelle mani di Vincenzo De Luca».

Lei ha all’attivo molti scontri. Oggi l’Unione industriali designa il nuovo presidente: la strada di fronte a lei è lastricata da buone intenzioni?«Gli scontri e i confronti fanno parte di dinamiche normali. Io parlo con tutti, ma non recedo. Anzi — sulla base di una recentissima sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale — chiederò già nelle prossime ore alla Regione lo scioglimento della Camera di commercio di Salerno e di quella di Caserta. Inoltre, solleciterò anche il cambio del commissario straordinario di quella di Avellino-Benevento».

E noi, intanto, torniamo a Palazzo San Giacomo: se Ciro Fiola si candidasse a sindaco quale slogan sceglierebbe?«Vota te stesso».

E quali sarebbero le sue tre priorità?«Innanzitutto un piano strade, quindi la gestione del turismo che soffoca il centro di Napoli e che va delocalizzato e infine una azione di rinforzo del personale, a cominciare dalla polizia municipale».

E i trasporti?«Il tema è di portata nazionale, ma certo molto andrebbe fatto e tanti errori sono stati compiuti. Uno per tutti lasciare il museo e il bosco di Capodimonte completamente isolati rispetto al progetto delle linee metropolitane e dei collegamenti in generale».

Lei è d’accordo con la presenza sulla strade di tavolini e dehors?«Accade in tutt0 il mondo, ma si deve pagare per avere spazi in strada. Aggiungo a questo proposito che su molte scelte che hanno rilievo dal punto di vista turistico Teresa Armato è stata spesso esautorata dal sindaco che mette persone diverse a governare cose che spetterebbero a lei».

Eventualmente decidesse di candidarsi a sindaco potrebbe farlo dal punto di vista formale, da leader della Camera di commercio?«Sì, non mi trovo di fronte a un caso di ineleggibilità».

E lei è proprio certo i voti le torneranno indietro rispetto a quelli incassati da sua figlia?«Bruna è in Regione, io sarei invece al Comune».

Vede una sua possibile candidatura inserita in una cornice civica?«Ma no, io vengo dai partiti e non rinnego l’ambito politico. Sono stato e sarò sempre socialista».

Come ha fatto, negli anni, a difendere il suo patrimonio di consensi?«Considerandolo appunto un patrimonio; poi ho una grande memoria. E non dimenticare, sapere esattamente chi ti ha votato e conservare il suo consenso, aiuta davvero molto. Ricordo tutto di tutti».

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