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L'attentato di Parigi Il dialogo per fermare il settarismo

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19.10.2020

Quel corpo martoriato, immerso nel suo sangue in una tranquilla via alla periferia di Parigi, oltre all’orrore e alla pietà che suscita, sembra ribadire amaramente le parole da poco scritte da Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, che con forza ricordano come «la violenza non trova base alcuna nelle convinzioni religiose fondamentali, bensì nelle loro deformazioni». Ed eccola lì, invece, la violenza, l’assassinio brutale in nome di Dio, perpetrato da un fanatico islamista in Europa.

Ancora una volta le vignette sul profeta Maometto di 'Charlie Hebdo', recentemente ripubblicate, che tanta indignazione e tanta violenza avevano provocato, sono nuovamente il pretesto per lavare nel sangue le offese alla propria religione. Certo, una riflessione andrebbe fatta se il vilipendio del sentimento religioso – praticato con una determinazione degna di miglior causa da quel giornale satirico – sia davvero una manifestazione della libertà di parola: infangare, deridere, insultare divinità, santi e profeti – quale sia la........

© Avvenire


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