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Santa Sofia a Istanbul Il «sultano» e il risiko da non accettare né subire

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18.07.2020

Santa Sofia non è un edificio. Santa Sofia è un organismo vivente che ha accompagnato le vicissitudini di una delle più affascinanti città del mondo, separazione, nella contiguità simbolica e geografica, tra Occidente e Oriente. Santa Sofia si è modificata nel tempo, attraversata dagli impeti della storia dell’uomo, sempre controversa, sempre conflittuale. Per tutte queste ragioni Santa Sofia è da sempre e suo malgrado, anche trofeo. Trofeo per una umanità dalla logica predatoria, per cui ogni realtà esiste solo in funzione della propria appartenenza al potere di turno. Questa trovata di Erdogan, altamente prevedibile e perfino in ritardo rispetto ai tempi che ci si potevano aspettare, è l’ennesima occasione in cui si dovrebbe, da parte nostra, ribaltare le carte, affrancando una volta per tutte un luogo così potente sul piano estetico e storico da ogni valenza di bottino di guerra, da esibire per dimostrare una egemonia che ha valore solo se le si dà valore.

Tanta parte del mondo occidentale è complice di Erdogan. Perché nei commenti di questi giorni dimostra di pensarla allo stesso modo. Santa Sofia........

© Avvenire


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