Il rapimento, l'acido, l'orrore. Ma Giuseppe Di Matteo non può morire
Ancora una settimana e avresti compiuto 16 anni, ma tu non lo sapevi. Il tempo per te, più lento di una vecchia tartaruga, è sempre uguale. Per te non c’è alba né tramonto. Sono passati 779 giorni da quando fosti rapito. Ti presero con l’inganno. Era l’inizio del calvario. Sempre solo, sempre al chiuso. Non avevi ancora 14 anni quel 23 novembre del 1993. Due mesi prima la mafia codarda aveva ucciso un povero prete, Padre Pino Puglisi. L’ultimo rifugio che ti accolse fu a San Giuseppe Jato, a pochi passi dalla casa di tuo nonno. Ma tu non lo sapevi. Eri diventato un giovanotto ormai: sedici anni, l’età dei primi amori; l’età dei progetti, delle partite di pallone, delle scorrazzate tra i campi, delle gare con gli amici; l’età dei capricci, della scuola, del desiderio di essere bello. Il corpo si trasforma, spunta la barba, i brufoletti ti tormentano, stai per diventare uomo. Per te, Giuseppe, niente di tutto questo. Da quando anch’io sono sceso nella tua prigione, non faccio che pensare a te. Mi sei diventato amico, fratello, figlio. Mi tieni compagnia. A volte prego per te, altre volte ti prego di pregare per me. Mi accorsi che solo pochi giovani della........