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Se infine è una Comunità ebraica a pagare per conto di un nazista

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12.10.2019

Caro direttore,
è una storia che non so bene come definire: grottesca, comica, di ordinaria, burocratica miopia? Comincia nell’ormai lontano 1996. Il 1° agosto di quell’anno una Corte di giustizia italiana, pur riconoscendo le responsabilità dell’ex capitano delle SS Erich Priebke per quel che riguarda l’eccidio alle Fosse Ardeatine, ritiene di applicare le attenuanti generiche, e dichiara di «non doversi procedere, essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione»; ne ordina l’immediata scarcerazione. Una sentenza accolta con grande indignazione dai familiari delle vittime, dalla comunità ebraica di Roma, dalla Roma civile e democratica. La pacifica protesta attorno alla sede del Tribunale militare, si protrae fino a notte fonda. Interviene il ministro della Giustizia di allora, Giovanni Maria Flick, che riesce a trovare una norma che blocca l’iter di scarcerazione, e dispone un nuovo processo. Priebke viene infine condannato all’ergastolo; lo sconta in parte nel carcere militare, poi ai domiciliari, in un appartamento di un cittadino, diciamo così volenteroso, che glielo mette a disposizione. Ai domiciliari Priebke resta fino a quando non sopraggiunge la morte, l’11 ottobre 2013. Priebke non dimentica quella manifestazione del 1° agosto 1996: si ritiene vittima di una sorta di sequestro di persona, e – con i suoi legali – individua in Riccardo Pacifici e in chi scrive, gli organizzatori del sequestro. Ci troviamo indagati, finiamo sotto processo. Assolti in primo grado, nel successivo e in Cassazione. Pago di tasca mia l’avvocato che mi ha difeso, non chiedo un centesimo di risarcimento per il danno........

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