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La Cina produce (anche) soft power. E conquista il mondo

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03.02.2026

Cosa hanno in comune i “mostriciattoli” Labubu, la piattaforma digitale Tik Tok e il videogame Black Myth? Primo elemento: l’enorme successo commerciale, tutti e tre hanno agganciato i desideri e inchiodato agli schermi milioni di consumatori. Secondo: la provenienza, arrivano tutti dalla Cina. Terzo: sono espressioni dell’emergente soft power cinese. Perché all’interno del sommovimento tellurico che sta ridisegnando gli equilibri geopolitici globali, sta avanzando una diversa distribuzione di questo elemento “sfuggente”, carsico, difficile da definire – il soft power, appunto -, messo a fuoco dal politologo Joseph Nye e che cattura la capacità di un Paese di influenzare gli altri non con la coercizione o l’uso della forza ma attraverso la persuasione, la cultura, i valori, lo stile di vita. Tra le due declinazioni del potere – il soft e l’hard power – esistono profondi intrecci. Essi hanno viaggiato a lungo all’unisono, come testimonia l’egemonia indiscussa che gli Stati Uniti esercitano dal secolo scorso: tv, cinema, musica, prodotti commerciali – pensate alla diffusione planetaria dei jeans – hanno veicolato l’american way of life, la capacità seduttiva del gigante americano, con una forza di penetrazione superiore a quella delle armi. Oggi assistiamo a un fenomeno inedito: soft e hard power si stanno disaccoppiando. Con un attore nuovo, la Cina, che sta lentamente erodendo, nel campo dell’influenza globale, la supremazia degli Usa, sempre più tentati dal ricorso all’hard power.

Come scrive il sito di analisi The Conversation, «ogni minuto che i giovani occidentali trascorrono scorrendo TikTok è un minuto che trascorrono all’interno di una sfera culturale progettata dalla Cina. Un tempo gli Stati Uniti dettavano il ritmo........

© Avvenire