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Le condizioni per impiegare il risparmio Fondo sovrano per lo sviluppo

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22.10.2020

La ricchezza delle famiglie italiane ammontava a 4.446 miliardi nel 2019, il 170% del debito pubblico e il 270% del Pil. Un tema ricorrente nel dibattito economico è il sogno di mobilizzare quest’enorme massa di risorse finanziarie per la rinascita del Paese. Un terzo della ricchezza è parcheggiato nei conti correnti e nei depositi bancari (di fatto oggi a rendimento reale zero o negativo). Una recente indagine Aipb/Censis rileva che il 35,3% dei risparmiatori sarebbe disposto ad investirla in infrastrutture preziose per il Paese.

L’introduzione dei Pir (Piani Individuali di Risparmio) ha tentato di rendere concreto il sogno di collegare ricchezza e investimenti ma è di fatto naufragata due volte. Nella prima versione i Pir hanno raccolto somme di risparmio ragguardevoli promettendo ai sottoscrittori cinque anni di esenzioni fiscali sui guadagni in conto capitale e vincolando una parte consistente (21%) degli investimenti all’acquisto di azioni di aziende italiane di medio-piccole dimensioni (non quotate sulla Borsa principale). L’esiguità del numero di imprese medio-piccole quotate rispetto ai fondi raccolti ha gonfiato i valori azionari di un numero ristretto di titoli, fallendo l’obiettivo di........

© Avvenire


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