Ecco le trappole che bloccano gli stipendi degli italiani |
Il governatore della Banca d’Italia Panetta ha ricordato ancora una volta il problema numero uno del nostro Paese, quello della stagnazione dei salari sottolineando come un giovane laureato tedesco guadagni l’80% in più di un laureato italiano. Su queste stesse colonne è stato anche sottolineato come in dieci anni i dipendenti pubblici abbiano perso l’8,7% e quelli privati il 5,3% del valore reale della retribuzione. Guardando ad intervalli più lunghi negli ultimi trent’anni i salari reali nei paesi baltici sono cresciuti più del 250%, in Francia del 24% da noi dello 0,48% praticamente fermi). Che i salari reali crescano più rapidamente nei paesi poveri che in quelli ricchi è un risultato noto nella teoria della crescita come “convergenza condizionata”. Dove il reddito è basso, investimenti, tecnologia e aumento della domanda di lavoro possono far salire in fretta produttività e retribuzioni in condizioni minime di stabilità. Ma questa regola generale non spiega un’anomalia che riguarda proprio l’Italia: tra i paesi avanzati siamo quello in cui il legame tra crescita, produttività e salari si è indebolito più che altrove. L’errore sarebbe cercare una causa unica. Il problema italiano assomiglia piuttosto a una trappola sistemica, costruita nel tempo, dove diversi fattori si rafforzano a vicenda.
Un primo elemento riguarda la struttura produttiva. L’Italia è caratterizzata da un numero elevatissimo di piccole e medie imprese, spesso inserite nelle filiere globali........